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Più biglietti da vendere la sfida per pagare kerosene, stipendi e aerei

Alitalia apre l’era della Troika di Commissari con una certezza – il salvagente da 600 milioni dello Stato le garantisce sei mesi di vita – e una sfida da brividi: trovare 7,6 milioni circa al giorno per far volare gli aerei senza mangiarsi via la dote garantita dal Tesoro. Un prestito a sei mesi, come è stato imposto dalla Ue, che andrà rimborsato con interessi altissimi (visto lo stato di salute della società) appena inferiori al 10%.
Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari inizieranno questa mattina il loro lavoro con un piccolo vantaggio: l’iter dell’amministrazione straordinaria di una compagnia aerea, per quanto complicato, è in Italia uno strumento rodato. L’Alitalia c’è già passata nel 2008, Blue Panorama opera da due anni sotto l’ala della procedura con buoni risultati.
I nodi da sciogliere subito da parte dei nuovi vertici sono due: decidere quali fornitori pagare e quali no e tranquillizzare i clienti. Perché se dovessero crollare le prenotazioni (qualche scricchiolio si è avvertito in questi giorni, come naturale) il salvataggio della compagnia sarebbe più complicato e costoso.
Il conto dare-avere della sopravvivenza – usando i dati di bilancio 2015 – è semplice: ad Alitalia servono ogni giorno 1,8 milioni per riempire di kerosene i serbatoi degli aerei (e con questi chiari di luna chi vende vuol vedere soldi contanti), 1,7 milioni per gli stipendi, 2 milioni per i diritti di decollo e atterraggio, 1,1 per i canoni d’affitto degli aerei (se non si paga si rischia il sequestro) e 500mila euro per la manutenzione. Totale: 7,6 milioni di uscite minime al dì. Come mettere assieme questi soldi? La strada è una sola, vendendo biglietti. Cosa semplice in tempi normali, più complessa quando il futuro aziendale non è chiarissimo. Prima di mettere mano al riassetto aziendale per riportare in equilibrio i conti, dunque, i neo-commissari dovranno lavorare a rasserenare il clima per evitare un’emorragia di prenotazioni. Nei giorni scorsi la società ha lanciato alcune campagne di sconti (il 20% su voli per Europa, Medio Oriente e Nord Africa) per i titolari di Milla Miglia. Il resto del “tariffario” è rimasto per ora invariato ed evidenzia la cronica difficoltà competitiva dell’aerolinea. Messa in difficoltà tra l’altro in questi giorni dai “saldi” della cugina Air Berlin, altra controllata Etihad in crisi: su un volo andata e ritorno Roma-New York selezionato a caso a metà novembre, l’offerta Alitalia (598 euro, volo diretto) era ieri molto più cara dei voli (con scalo ma rapido) di Lufthansa (531), Air Berlin (492) e Tap (414). Un andata e ritorno Roma-Londra a metà settembre costava 121 euro con il vettore tricolore, 107 con British, 103 con Vueling e 90 con Ryanair.
Probabile che nei prossimi giorni i commissari mettano mano alla struttura dei prezzi per garantire comunque un flusso costante di cassa, necessario per pagare le spese vive.
La fase due del lavoro dei Commissari sarà quella di ridisegnare in tempi stretti un’Alitalia light in grado di attirare compratori. La base di partenza dovrebbe essere il piano di tagli già avviato da Etihad che in fondo calava la scure per due terzi su costi diversi da quello del lavoro. Poi si cercherà un compromesso con i sindacati su organici e paghe prima di partire a caccia di acquirenti e usare i soldi incassati (sperando siano abbastanza) per rimborsare Stato e creditori. Percorso complesso e con contraccolpi sociali tutti da valutare. Ma l’unica alternativa per evitare la liquidazione, spettro che nessuno vuol vedere materializzarsi visto che i tempi potrebbero coincidere con una delicatissima campagna elettorale. Quanti soldi rischia lo Stato in questa partita? I 600 milioni del prestito ponte – quello da 300 milioni garantito nel 2008 non è mai stato restituito – e gli ammortizzatori sociali necessari a salvare Alitalia.

Ettore Livini

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