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Più beni con l’Iva agevolata

Tabelle comuni europee per le aliquote ridotte Iva, che saranno applicabili anche a e-book (al pari dei libri cartacei), assorbenti e materiali per il risparmio energetico. Maggiore attenzione alle frodi carosello con un nuovo meccanismo di riversamento dell’Iva tra autorità fiscali nazionali e due direttive: la prima, entro il 2016, sull’e-commerce transfrontaliero e una seconda nel 2017 per semplificare gli scambi intra-Ue delle pmi. Sono queste le direzioni che traccerà oggi la Commissione europea, presentando il nuovo piano d’azione sull’Iva e che ItaliaOggi è in grado di anticipare. Un mix di misure che si rende necessario da un lato per consentire agli stati membri di recuperare un «tax gap» che solo in materia di Iva vale 168 miliardi di euro all’anno, e dall’altro per dare più certezza alle imprese che operano con l’estero, soprattutto se si tratta di commercio elettronico.

Aliquote ridotte Ue. La Commissione proporrà di modernizzare il quadro e dare maggiore flessibilità agli Stati membri per quanto riguarda le aliquote Iva. E la commissione lascia agli stati la scelta su due opzioni. La prima: definire una lista di beni agevolati a livello comunitario e riesaminare periodicamente l’elenco dei prodotti e dei servizi. Nell’ambito di questa opzione, tutte le aliquote ridotte attualmente esistenti, comprese le deroghe già legalmente concesse ad alcuni paesi verrebbero mantenute e potrebbero essere estese a tutti gli Stati membri proprio per garantire la parità di trattamento. Il tasso minimo dell’aliquota Iva normale del 15% sarebbe mantenuto. La seconda opzione lascia massima libertà agli stati membri, liberi di seguire la politica di riduzione delle aliquote che preferiscono purché non generino distorsioni fiscali. In questo caso, spiegano dalla commissione, sarebbero necessarie misure di salvaguardia per evitare la concorrenza sleale e per prevenire le frodi. Gli Stati membri dovrebbero vietare aliquote ridotte per beni facilmente trasportabili e oggetti di valore. Gli Stati membri dovrebbero inoltre continuare a rispettare le regole generali del mercato interno e della concorrenza. Una volta trovato l’accordo in sede Ue, gli stati potranno avere mano libera sulla possibilità di ampliare i beni che scontano un’aliquota agevolata. «In particolare, in Opzione 1», si legge nel documento «tutti gli Stati membri saranno in grado di tagliare i tassi sui beni o servizi che sono già inclusi nella lista». Con l’opzione 2, il principio di base sarebbe che gli Stati membri sarebbero liberi di adottare le tariffe di livello che vogliono sulla loro scelta di beni e servizi, sempre a condizione che ciò non crei rischi di concorrenza fiscale sleale o di rendere più complicato il sistema Iva.

Nuova strategia per l’e-commerce. La commissione cambia idea sull’equiparazione del prodotto cartaceo e del prodotto digitale in materia di e-book. Nella direttiva sull’e-commerce la Commissione presenterà una proposta per affrontare la disparità di trattamento di carta contro e-pubblicazioni ai fini Iva. «La nostra proposta», scrivono da Bruxelles, «tenterà di allineare la politica aliquote Iva per e-pubblicazioni in tutta l’Ue». Sull’e-commerce in particolare, nella direttiva si estenderà il concetto di portale web, al fine di consentire ai venditori di dichiarare e pagare l’Iva nel proprio stato sia per le vendite sul mercato interno sia per quelle europee. L’autorità fiscale trasferirà poi il gettito Iva agli altri Stati membri in cui l’Iva è dovuta.

Il meccanismo antifrode. Il nuovo meccanismo anti-frode unta a ridurre dell’80% le frodi carosello, che costano alle casse nazionali circa 50 miliardi ogni anno. L’attuale sistema di esenzione basato sul reverse charge, fa sì che le aziende che importano beni da un paese Ue non pagano Iva, che viene invece applicata sul cliente finale. Tuttavia, dopo aver incassato il prezzo di vendita, i soggetti infedeli spariscono nella senza riversare l’imposta all’erario. Con il nuovo meccanismo, invece, gli scambi intracomunitari vedranno l’applicazione dell’Iva vigente nel paese di destinazione. Sarà poi la tax authority del paese di origine a riversare al fisco dell’altro stato l’imposta incassata.

Cristina Bartelli e Valerio Stroppa

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