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Più adempimenti per i privati in crisi

Anche i privati in crisi che si rivolgono al tribunale per avviare la procedura di sovraindebitamento devono presentare un piano con scadenze e modalità di pagamento dei creditori, oltre alla documentazione che permette di ricostruire la loro situazione economica e patrimoniale. A gestire la composizione della crisi possono essere anche professionisti di fiducia dei debitori, ma che devono essere comunque nominati dal giudice. E imprenditori e famiglie devono essere assistiti da un avvocato. Sono questi alcuni dei chiarimenti forniti dai giudici nel primo periodo di applicazione del “fallimento dei privati”.
La procedura, disciplinata dalla legge 3/2012, è stata introdotta per risolvere le situazioni di «sovraindebitamento», cioè di «perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte», che non sono soggette alle altre procedure concorsuali (si veda l’articolo pubblicato a fianco).
In questi casi, il debitore deve presentare una domanda di accesso alla procedura con una proposta di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi. Inoltre, come ha precisato da ultimo il tribunale di Vicenza (decreto del 29 aprile 2014), il debitore – che nel caso esaminato dal tribunale era un imprenditore – deve anche essere assistito da un avvocato. Questo perché la proposta è in sostanza una domanda giudiziale con il fine di comporre una crisi finanziaria in presenza di interessi contrapposti e anche perché il ricorso introduce una procedura che si svolge davanti a un tribunale, che presenta fasi potenzialmente contenziose. L’assistenza di un legale può non essere necessaria finché non si aprono fasi contenziose in senso stretto – si legge nel decreto – se nell’organismo di composizione della crisi che presenta la domanda c’è anche un avvocato.
Per redigere il piano, il debitore può avvalersi di un soggetto di sua fiducia, ma in ogni caso è l’organismo di composizione della crisi che deve farlo proprio, se lo condivide, verificando e attestando la veridicità e la fattibilità nei confronti del tribunale e dei creditori. L’organismo può essere nominato in piena autonomia dal giudice, visto che non è stato ancora emanato il decreto ministeriale che definisce i requisiti e regola il registro degli organismi di composizione della crisi.
Alla domanda va allegata idonea documentazione per permettere di ricostruire compiutamente la situazione patrimoniale ed economica del debitore, nel caso da redigere ex novo; questo soprattutto (come ha chiarito il tribunale di Cremona nel decreto del 17 aprile 2014) per quegli imprenditori che, per legge, non sono obbligati a tenere le scritture contabili, come gli imprenditori agricoli.
Il ricorso deve indicare in modo preciso le scadenze e le modalità di pagamento dei creditori, le dichiarazione dei redditi e l’attestazione di fattibilità del piano. Altrimenti (come ha stabilito il tribunale di Firenze nella decisione del 27 agosto 2012), va respinto per mancanza dei presupposti di legge.
Il piano del consumatore è omologabile anche se l’indebitamento globale è costituito principalmente da debiti contratti per sostenere l’attività professionale di un terzo.
Tra gli effetti della procedura ci può essere – se il ricorrente l’ha chiesto nella domanda – il blocco delle azioni esecutive individuali e di quelle cautelari nuove e in corso, fino al momento in cui il provvedimento di omologazione non diventa definitivo.

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