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Pisapia ha creato un conflittone

di Goffredo Pistelli 

Alla fine, persino l'arancionissima cronaca milanese di Repubblica, ha dovuto arrabbiarsi. Pacatamente, certo. In effetti, la nomina di Milanosport da parte del sindaco Giuliano Pisapia non poteva non saltare agli occhi anche di amici, estimatori e compagni. Venerdì scorso, il numero uno di Palazzo Marino ha, infatti, scelto per la società che amministra tutti gli impianti sportivi di proprietà comunale, Pierfrancesco Barletta, dirigente dell'Internazionale football club, l'Inter, per capirci.

Uno competente, si dirà. Certo, solo che Barletta, stretto collaboratore di Massimo Moratti, è l'amministratore del Consorzio San Siro Duemila, la società che gestisce lo stadio Giuseppe Meazza per conto di principali utilizzatori, vale a dire Milan e Inter, grazie a una concessione trentennale. L'impianto, pur essendo proprietà comunale non rientra fra quelli amministrati da Milanosport, ma che Barletta sia dirigente comunale e, contemporaneamente, concessionario del municipio per un bene di così grande valore e di così importante remunerazione per le casse comunali, appare chiaramente come un conflitto di interessi, reale più che potenziale. Tanto più che Barletta continuerà la sua attività manageriale nella società morattiana e nel consorzio. Tanto che il più pisapiano dei quotidiani milanesi, Repubblica appunto, ha dovuto titolare, domenica scorsa: «Conflitto non è solo quello degli altri».

A far problema non è solo la concessione dello stadio ma anche la realizzazione, prossima ventura, del famoso quarto anello commerciale intorno a San Siro che secondo un progetto di qualche anno fa, firmato da Stefano Boeri versione architetto (ma su questo potenziale conflitto di interessi, il giornale sorvola), è «un recinto concentrico di servizi e spazi ricettivi destinati sia al quartiere che ai tifosi: ristoranti, spazi gioco, aree commerciali, spazi espositivi», insomma un grosso affare che dovrebbe essere gestito, se e quando si farà, senza commistioni che potrebbero scatenare le opposizioni.

«Sarebbe davvero paradossale», sermoneggia Repubblica, «dopo aver tanto (e doverosamente) denunciato doppi ruoli e conflittualità di governi e amministrazioni fortunatamente passati, rintracciarne le fattezze in una campagna nomine fin qui esemplare per metodo e equilibrio».

Con un'immagine calcistica, quanto mai intonata, si può dire che ora la palla passa a Pisapia.

le.

La prima vittima del matrimonio è la fantasia. Roberto Gervaso. Il Messaggero.

Sono uno stronzo. Me l'ha chiesto l'Europa. Disegni e Aleandri. MisFatto.

In una curiosa classifica dei caratteri nazionali (citata da Ortega y Gasset nelle Meditazioni del Chisciotte) Kant definisce l'Italia «il Paese dell'ostentazione». Saverio Vertone: Viaggi in Italia. Rizzoli.

Il gettone di presenza serve per la telefonata che conta. Massimo Bucchi. il venerdì.

Per decenni gli occidentali hanno vissuto in democrazie truffaldine e hanno votato partiti politici che hanno trasferito il potere del popolo alle banche, ai mercanti di derivati e alle agenzie di rating appoggiati alla disonesta camarilla di «esperti» delle grandi università americane. Sono quegli stessi truffatori che davano la tripla A ai prestiti subprime e ai derivati americani prima del 2008 e che ora stanno ripetendo lo sporco giochetto in Europa minacciando il declassamento dei governi e delle banche. Purtroppo i grandi media internazionali (dalla Bbc, alla Cnn ad al-Jazeera) trattano queste combriccole di criminali come rispettabili istituzioni. Come mai non aprono indagini sui loro scandalosi comportamenti? Robert Fisk. The Indipendent.

L'invidia è la religione unica dell'Italia. Pietro Valsecchi, produttore cinematografico. Il Fatto.

Come risulta chiaro dalla vicende del recente sacco di Roma, siamo tornati alla guerra contro lo Stato imperialista delle multinazionali che fu il vero cavallo di battaglia delle Brigate rosse. Giampaolo Pansa. Libero.

La televisione bisogna spegnerla. Io ormai guardo solo le partite. Marcello Dell'Utri. Il Fatto.

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