Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Pirelli punta su redditività e cash flow

Il nuovo piano Pirelli, che abbraccia l’orizzonte fino al 2017, è tutto industriale, ma si propone anche di raggiungere un’importante riduzione dell’indebitamento. Ed è la prosecuzione del precedente che si basa su una strategia focalizzata sui segmenti a più alto valore aggiunto per aumentare ancora la redditività. Una politica coerente con il riassetto dell’azionariato che tra quattro anni, secondo i programmi, potrà completarsi con la possibile uscita di scena dell’attuale compagine di riferimento riunita in Camfin. «Farò il mio lavoro e spero di farlo bene. Dopodichè oggi posso solo dire che c’è un accordo (con Clessidra, Unicredit e Intesa) che tra quattro anni, e quattro anni è un periodo molto lungo, mi assegna la facoltà di trovare un nuovo investitore, trascinando anche gli altri», così ha risposto nel corso della presentazione agli analisti il presidente Pirelli, Marco Tronchetti Provera, a chi gli chiedeva se sarebbe rimasto nel capitale del gruppo nel lungo periodo.
Il nuovo piano di azioni parte da una base che ha rispettato o superato la tabella di marcia, tranne che per quanto riguarda il 2013, sul segmento più rilevante del consumer (i pneumatici per auto e moto), dove mancherà, anche se di poco (tranne che nei Paesi a rapido sviluppo), il target dell’Ebit, a causa della crisi europea più forte del previsto e della debolezza del mercato russo accompagnata al ritardo sullo sviluppo della rete commerciale locale. Puntando ancora sul segmento Premium d’alta gamma, e replicando la ricetta su quello immediatamente inferiore del Medium dove si può estrarre ancora valore, Pirelli conta comunque di arrivare a livelli di redditività top per il settore, con un margine Ebit che dovrebbe superare il 15% nel 2017, rispetto al già elevato 13% del 2013, e un Roi (ritorno sul capitale investito) che dovrebbe passare dal 20% al 28%. I ricavi sono previsti in aumento dai 6,2 miliardi di quest’anno a 7,5 miliardi nel 2016.
Più si sale e più è difficile, ma il gruppo è ben posizionato per raccogliere i frutti di quanto seminato, dato che gli investimenti già fatti per rifocalizzare la produzione in linea con la strategia – 1,5 miliardi nel precedente triennio con il picco nel 2011 – forniscono le basi per l’aumento della generazione di cassa. Nel prossimo quadriennio, al 2017, sono previsti ancora 1,6 miliardi di investimenti (mediamente 100 milioni in meno all’anno) ad alto ritorno, che per l’82% saranno concentrati nel segmento consumer e, geograficamente, per il 38% in Europa, e per il 26% in America Latina. Nel contempo si avvierà un nuovo piano di efficienze da 350 milioni, rispetto ai 322 del triennio 2011-2013, per la maggior parte (320 milioni) legate all’attività industriale (56% dei risparmi deriverà dai materiali, il 30% dal costo del lavoro, l’8% dal controllo dei costi, il 6% dall’aumento della produzione nei Paesi low cost), più il taglio di spese generali e amministrative per 30 milioni.
Il risultato, secondo il piano al 2017, sarà una generazione di cassa lorda per 3 miliardi, cui è da aggiungere il realizzo previsto dalla cessione di asset finanziari per 150 milioni. La liquidità complessiva servirà quindi per finanziare gli investimenti (1,6 miliardi), distribuire oltre 700 milioni di dividendi (pay-out confermato al 40%) e ridurre l’indebitamento finanziario netto che passerà dagli 1,4 miliardi previsti a fine 2013 a circa 500 milioni nel 2017, migliorando così il rapporto debito netto/Ebitda da 1,2 a 0,3.
I target di redditività per business unit a fine triennio (2016) sono di un margine Ebit in crescita dal 12,5% al 16% nei pneumatici per l’auto; dal 15% al 17% nelle gomme per moto, dal 13,5% al 14% nel comparto industrial (pneumatici per autocarri, mezzi pesanti e macchine agricole). Sempre a livello di risultato operativo, il contributo derivante dalle economie a rapido sviluppo è visto in aumento dal 20% al 30%, riducendo di conseguenza il peso dell’America latina dal 45% al 35%, mentre resterà stabile, intorno al 35%, il peso dei mercati maturi europei e nord-americani che sono comunque i principali mercati di sbocco per il segmento premium, con una crescita prevista tripla rispetto agli altri segmenti non premium.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sarà un’altra estate con la gatta Mps da pelare. Secondo più interlocutori, l’Unicredit di And...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«La sentenza dice che non è possibile fare discriminazioni e che chi gestisce un sistema operativo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un nuovo “contratto di rioccupazione” con sgravi contributivi totali di sei mesi per i datori di...

Oggi sulla stampa