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Pirelli, piano dismissioni per dimezzare i debiti

LONDRA — La Pirelli dei prossimi quattro anni continuerà nel solco già tracciato negli ultimi dieci. «Il segmento premium fa parte del nostro Dna – esordisce Marco Tronchetti Provera di fronte alla comunità finanziaria della City – e creare valore per noi è un’attitudine ». Ma questa volta il traguardo è più ambizioso: crescere riducendo le passività senza rinunciare ai dividendi e agli investimenti.
Gli obbiettivi al 2016 forniti ieri dal management alla comunità finanziaria indicano ricavi in crescita a 7,5 miliardi, il 20% in più rispetto a fine 2013, e un risultato operativo che salirà del 42% a 1,12 miliardi. I mercati che traineranno la crescita saranno Europa, Russia e segmento moto, ma anche il Sudamerica aumenterà ricavi e redditività posizionandosi sempre più sull’alto di gamma, e lo stesso farà l’Asia, dove il gruppo continua a esplorare opzioni strategiche nel segmento dei veicoli pesanti. Grazie a una maggiore attenzione ai costi e a sinergie stimate di qui al 2017 in 350 milioni, l’incidenza del risultato operativo salirà dal 13 al 15% delle vendite, a metà strada tra i maggiori rivali europei e il leader dell’alto di gamma che è la finlandese Nokian.
Entro il 2017 il gruppo conta poi di ridurre le passività di 700 milioni, senza considerare eventuali modifiche del perimetro. Oltre alla dismissione delle attività dello “steel cord”, o di altre partecipazioni non strategiche, come i filtri, l’ambiente, Eurostazioni, Prelios, vi sono anche le quote dell’1,8% di Mediobanca e del 5% in RcsMediagroup che potrebbero essere cedute sul mercato. Questi asset hanno un valore complessivo di 400 milioni e verranno messi sul mercato nei prossimi quattro anni con l’obiettivo di incassare almeno 150 milioni. «Non abbiamo intenzione di vendere a breve Rcs – precisa il numero uno di Pirelli – abbiamo condiviso le linee guida del piano e crediamo che la partecipazione possa valorizzarsi in futuro».
Con queste operazioni in programma i debiti che a fine anno sono attesi a 1,4 miliardi (1,2 volte il margine lordo), nel 2017 scenderanno a 500 milioni, pari allo 0,3 volte del mol atteso. Nel quadriennio la società conta di continuare a fare lo stesso livello d’investimenti del 2013 (400 milioni) per un totale di 1,6 miliardi, distribuendo ai soci 700 milioni di cedole grazie a una generazione di cassa complessiva pari a 3 miliardi. «Il free cash flow quest’anno è superiore al 3% dei ricavi – ha sottolineato Tronchetti Provera – vogliamo essere il miglior gruppo di pneumatici anche quanto a redditività».
La politica dei dividendi resta invariata, in futuro Pirelli continuerà a distribuire ai soci il 40% degli utili generati ogni anno. Del resto anche la struttura del debito della Camfin, oramai controllata da Lauro 61, resta immutata e quindi le cedole Pirelli serviranno per pagare interessi su passività esistenti ai piani alti della catena. «Il 36% del capitale è già in mano a investitori esteri – ha risposto Tronchetti Provera a chi gli chiedeva se la Pirelli, dopo lo scioglimento del patto, sia scalabile – chiunque può agire sul mercato, ma l’azienda ha un azionista stabile con il 26% del capitale». Ma se si sommano le azioni possedute dai soci di Lauro 61 anche direttamente in Pirelli, e le quote della famiglia Benetton che ha dichiarato fiducia a Tronchetti Provera, il 33% della società resta saldamente in mano a un gruppo di azionisti italiani.

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