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Pirelli, parte l’Opa di ChemChina Sul mercato arrivano 5,6 miliardi

Pirelli comincia il viaggio verso la Cina. Oggi parte l’offerta pubblica di acquisto (Opa) sul gruppo della Bicocca, che durerà fino al 13 ottobre, da parte del colosso ChemChina insieme con l’alleato Camfin, ovvero Marco Tronchetti Provera più Intesa Sanpaolo e Unicredit e i russi di Rosneft con il veicolo Lti. L’obiettivo è conquistare il controllo della società, di cui oggi hanno già in mano il 20,3% dopo aver acquisito le azioni che erano di Camfin per 1,5 miliardi circa. Quel prezzo era pari a 15 euro per azione, e questo è il corrispettivo offerto al mercato: non un centesimo di più, avvisa il prospetto informativo pubblicato ieri. In Borsa il titolo è rimasto allineato (ieri +0,27% a 15,01 euro) a quel prezzo, valore che incorpora un premio del 25,8% sui prezzi dell’ultimo anno. 
L’avviso è rivolto in particolare a quegli azionisti che, a partire dall’annuncio di marzo della complessa operazione finanziaria e industriale che cambierà il volto della Pirelli, hanno speculato su un rialzo dell’offerta o al raggiungimento di un prezzo per il diritto di recesso superiore a quello dell’Opa. Il recesso scatta in quanto, dopo l’offerta, Pirelli potrebbe essere fusa con il veicolo che materialmente ha lanciato l’Opa, ovvero Marco Polo Industrial Holding spa. Essendo quest’ultima una società non quotata, ai soci Pirelli non aderenti all’Opa la legge garantisce di essere liquidati (recesso) per non restare con in mano azioni di una società non quotata.
Il prezzo del recesso si calcola con la media aritmetica dei prezzi dei 6 mesi antecedenti la convocazione dell’assemblea per il delisting. Per chi sceglie questa strategia, il guadagno sta nello spuntare più dei 15 euro offerti in opa. Ma ChemChina e Tronchetti — con l’assistenza di Rothschild, Lazard, Jp Morgan, Intermonte — hanno stabilito che in caso di mancato raggiungimento del 55% del capitale non verrà proposta la fusione e Pirelli resterà dunque quotata. Un modo per scoraggiare la speculazione ed evitare esborsi ulteriori rispetto all’ammontare già definito e finanziato. Anche gli advisor di Pirelli (Deutsche Bank e Goldman Sachs) e quello degli consiglieri indipendenti (Citigroup) hanno ritenuto congruo il prezzo.
Le cifre in gioco d’altronde sono enormi: per l’80% che ancora non possiede, Marco Polo metterà sul piatto oltre 5,6 miliardi di euro, nel caso di totale adesione all’offerta. All’esborso la partecipata di ChemChina e Camfin farà fronte con 2,1 miliardi «mediante apporti di capitale che saranno messi a disposizione da parte del suo socio unico HoldCo» (uno dei veicoli della lunga catena di controllo) e per massimi 3,6 miliardi mediante finanziamento bancario. Le linee di credito sono per complessivi 4,4 miliardi.
Il riassetto di Pirelli è un’operazione che attraverso varie fasi prevede che l’anima italiana di Camfin (Coinv) possa aumentare la sua partecipazione fino al 37,3%, i russi restare al 12,6%, mentre ChemChina scenderebbe al 50,1% dal 65%. La quota cinese potrebbe anche finire a un nuovo socio.
Il prospetto chiarisce anche che l’integrazione industriale tra Pirelli e le attività di ChemChina nel settore dei pneumatici (Aeolus) richiederà «almeno 2-3 anni» e al momento non è possibile fare una stima dei risparmi e dei vantaggi derivanti dalle sinergie. Al centro del riassetto c’è la separazione della produzione di pneumatici per veicoli industriali (Pirelli Industrial) che verranno integrati con Aeolus.

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