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Pirelli, ok a trattativa con Bonomi e Clessidra si lavora per superare il veto dei Malacalza

C’è tempo fino al 15 dicembre per trovare un accordo tra Marco Tronchetti Provera, i fondi Investindustrial di Andrea Bonomi e Clessidra di Claudio Sposito con la famiglia Malacalza. A partire da oggi e per le prossime tre settimane i due private equity, hanno un’esclusiva firmata dal numero uno della Pirelli per trovare un’intesa con la famiglia genovese. E siccome lo schema preliminare dell’accordo prevede un accorciamento della catena societaria che da Gpi porta a Pirelli e va nell’interesse di tutti i soci Camfin, Bonomi è «fiducioso» che ci sia margine per abbassare i toni e aprire un tavolo con i Malacalza. Il numero uno di Invenstindustrial conosce inoltre Mattia, il più giovane della dinastia, e anche in virtù dei buoni rapporti di stima tra i due imprenditori, farà «in modo di trovare una soluzione che sia soddisfacente per tutti i soci».
Prima di ascoltare le parole di Bonomi, Vittorio Malacalza aveva messo le mani avanti. «Non faccio patti con chi non rispetta i patti», ha detto il vicepresidente di Pirelli, lasciando intendere che in un condominio con Tronchetti Provera, la famiglia genovese non avrebbe piacere a stare. E ieri, proprio la Mtp del numero uno di Pirelli è stata la prima a annunciare la disdetta degli accordi di Gpi con i Malcalza, sottolineando
di aver «preso atto della chiara volontà di Malacalza Investimenti, implicita nella richiesta avanzata di svincolarsi dagli accordi esistenti». Vale a dire chiedendo la scissione della finanziaria e rilevando direttamente il 13% di Camfin posseduto attraverso il 30,9% di Gpi. Secca e ineccepibile la replica dei Malacalza: «Marco Tronchetti Provera & c Sapa pretende di interpretarne la volontà “implicita”; negozia con soggetti terzi partnership alternative a quella con Malacalza Investimenti, ma nel contempo nega l’exit spettante a quest’ultima; omette di precisare che il patto Gpi rimane in vigore fino al 20 luglio 2013 e di non aver disdettato il differente patto con Malacalza Investimenti e Gpi relativo a Camfin». Questo sindacato di blocco, tra le altre cose, impedisce ai soci di Gpi di comprare azioni Camfin, pertanto sciogliere il patto a valle, significherebbe autorizzare la famiglia genovese ad arrotondare la sua partecipazione pari al 25% di Camfin e che fa dei Malacalza il primo azionista della holding che controlla Pirelli.
La famiglia genovese, prima di arrivare a ferri corti, aveva discusso con Tronchetti Provera la possibilità di sciogliere in via amicale gli accordi ai piani alti rilevando direttamente azioni Pirelli. Ma non ha mai esaminato una proposta per accorciare la catena societaria, come invece sta accadendo con Clessidra e Investindusitral. I Malacalza – che avevano provato a ridurre i debiti di Camfin proprio per tutelare il loro investimento industriale in Pirelli invece che ipotecare parte della quota con un bond convertibile – probabilmente sarebbero stati a favore di un piano di accorciamento della catena da condividere con Tronchetti Provera. Ma oramai il dado è tratto, e non è un caso che il numero uno della Pirelli questa volta abbia scelto non uno ma
due soci di natura più finanziaria che industriale, perché l’investimento di un private equity è sempre di medio-lungo periodo ma a termine. E proprio perché Vittorio Malacalza ancora ieri ribadiva di essere «un investitore industriale» l’idea di eliminare una serie di finanziare indebitate che non hanno più attività proprie, potrebbe essere una soluzione interessante, soprattutto se l’accorciamento fornisce anche garanzie sulla governance futura della Bicocca. «Ci tengo a precisare che Pirelli resta fuori da questo accordo con Clessidra e Investindustrial – ha precisato Tronchetti Provera – il gruppo degli pneumatici ha un suo percorso ben delineato e va avanti per la sua strada». La rivoluzione resta quindi confinata ai piani alti e altissimi, senza intaccare l’operatività di Pirelli.

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