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Pirelli, ok a ChemChina è pronta l’opa a 15 euro muoverà più di 7 miliardi

La Pirelli è stata sempre multinazionale, mai però la struttura del gruppo è stata così variegata. Mettere allo stesso tavolo un colosso cinese controllato dallo Stato, ChemChina, un big energetico di proprietà del governo russo, Rosneft, gli azionisti italiani di riferimento (Camfin) e una banca americana, la Jp Morgan, che finanzierà interamente l’operazione, non è stata una passeggiata. Ma alla fine Marco Tronchetti Provera e i tanti advisor (Rothschild, Lazard, Pedersoli Associati, Chiomenti) sono riusciti nell’intento di cedere la maggioranza della società milanese, mantenere il management alla guida per altri 5 anni e sviluppare una partnership industriale nel settore degli pneumatici pesanti che permetterà di raddoppiare i volumi di vendita (da 6 a 12 milioni di unità) grazie alla forte presenza in Asia. «La partnership con un player globale come ChemChina, attraverso le sue controllate, è una grande opportunità per Pirelli – dice Tronchetti Provera – L’approccio al business e la visione strategica di Crnc (China National Tyre & Rubber) garantiscono lo sviluppo e la stabilità a Pirelli».

La trattativa è iniziata a novembre. Il punto fermo dei cinesi è stato fin dall’inizio il 51% poiché hanno la necessità di consolidare investimenti di questa grandezza. Ma allo stesso tempo sono abbastanza umili e lungimiranti per capire che avevano bisogno del management italiano per continuare a gestire la Pirelli. Proprio ciò che serviva a Tronchetti Provera, capitali e spalle forti per restare in sella altri 5 anni. «Lavoriamo insieme per un gruppo di portata mondiale, leader del mercato nell’industria globale dello pneumatico», ha detto Jianxin Ren , presidente di ChemChina.
Gli impegni per garantire l’Opa da oltre 7 miliardi di euro sono stati assunti per 2,3 miliardi da ChemChina, per 1,1 miliardi dalla compagine italiana e russa, mentre altri 4 miliardi sono stati assicurati dalla Jp Morgan. L’operazione prevede il passaggio del 26,2% del capitale Pirelli da Camfin a una serie di scatole finanziarie italiane costituite per massimizzare l’operazione dal punto di vista fiscale. A seguito del passaggio di questa quota verrà lanciata l’Opa sul restante capitale di Pirelli allo stesso prezzo di 15 euro per un esborso totale che potrebbe superare i 7 miliardi. Ma molto dipenderà dalla risposta del mercato, che sarà chiamato ad uscire senza poter prendere parte allo scorporo della divisione “truck” e alla sua integrazione con la controllata di ChemChina nello stesso settore. Se l’operazione di “delisting” di Pirelli avrà successo, entro 4 anni Tronchetti Provera avrà la facoltà di decidere la nuova quotazione della società delle gomme concentrata solo sul segmento “car” che dovrebbe beneficiare di multipli favorevoli. Se invece l’azienda milanese non dovesse uscire da Piazza Affari, l’operazione di integrazione con i cinesi dovrà seguire procedure più trasparenti, facendo partecipare anche il mercato.
Tronchetti Provera, a fronte della cessione del 51%, è riuscito a spuntare alcune condizioni importanti attraverso i patti parasociali. Il centro di ricerca e sviluppo e l’headquarter di Pirelli resteranno in Italia e un eventuale loro trasferimento dovrà essere approvato da una maggioranza qualificata superiore al 90%. La futura plancia di comando delle holding sopra Pirelli avrà un cda di 16 membri, di cui 8 (incluso il presidente che godrà di voto doppio in caso di stallo) nominati dai cinesi e 8, incluso l’amministratore delegato, nominati dai soci italiani e russi.
Il ruolo meno definito nella futura compagine è proprio quello rappresentato dai russi di Rosneft attraverso il loro fondo Lti. E’ certo che si sfileranno da Camfin e avranno una partecipazione diretta nella Newco che potrà variare tra il 12,6 e il 18% mentre i soci italiani potranno salire dal 22,4% al 31,9%. Se però né italiani né russi in seguito all’Opa vorranno raggiungere la soglia del 49,9%, questa sarà coperta sempre dai cinesi. Con un’ultima eccezione: Tronchetti Provera ha ottenuto che una quota del 14,9% della Newco possa essere trasferita dopo un anno a non più di tre investitori indicati dai soci italiani. E tra gli advisor si faceva il nome del Fondo Strategico Italiano.
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