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Pirelli, la Cina si avvicina allo studio Opa totalitaria “targata” China Chemical titolo in Borsa su del 3,2%

La Pirelli è pronta a indossare una divisa cinese. Si sta infatti realizzando ciò che in ambienti finanziari si vocifera da tempo, e cioè un riassetto societario ai piani alti della catena di controllo della società della Bicocca destinato a spostare il baricentro del gruppo verso un investitore asiatico e in particolare cinese, che sarebbe stato individuato nel colosso China National Chemical Corporation. Il riassetto azionario sarebbe però legato alla vendita parziale o totale a un altro investitore cinese (ma sempre controllato dallo Stato) della divisione degli pneumatici “truck”, quella per i veicoli pesanti, che verranno presto scorporati in una società a sé stante lasciando la Pirelli concentrarsi nella fascia alta delle gomme per vettura. Le due operazioni sono collegate tra loro ma il primo passo sarà il lancio di un’Opa totalitaria sulla Pirelli quotata in Borsa che ieri è salita del 3,26% sulle voci del possibile lancio di un’offerta. Unicredit e Intesa Sanpaolo, azioniste di Pirelli attraverso la Camfin, stanno mettendo a punto in queste ore i dettagli dell’operazione che passa attraverso la costituzione di una nuova scatola societaria che si incaricherà di lanciare l’offerta pubblica.

Il meccanismo sarebbe stato studiato in modo da permettere agli attuali soci italiani e russi di passare alla cassa e monetizzare parte del loro investimento. La Camfin è infatti controllata pariteticamente da un fondo collegato a Rosneft e da un veicolo societario dove sono presenti i soci italiani Marco Tronchetti Provera, Sigieri Diaz, i fratelli Rovati e le due banche Unicredit e Intesa Sanpaolo. In particolar modo i russi, entrati in possesso del 50% di Camfin nel luglio 2014 attraverso il fondo Long Term Investment, hanno la necessità di rientrare di almeno la metà del loro investimento a causa della crisi che si è abbattuta sul loro paese in seguito alle sanzioni imposte dalla Ue, al crollo del rublo e del prezzo del petrolio. Tronchetti Provera, dal canto suo, possiede in trasparenza il 5,17% della Pirelli che ai valori di Borsa di ieri vale circa 350 milioni di euro. Se le indiscrezioni verranno confermate la Camfin consegnerà all’Opa il suo 26,2% di titoli Pirelli e i suoi azionisti italiani e russi reinvestiranno nella nuova Newco parte del ricavato insieme al nuovo socio cinese. Rosneft per esempio aveva investito 553 milioni nell’estate 2014 a un prezzo base di 12 euro e se realizzasse più di 15 euro otterrebbe una plusvalenza importante, soprattutto se tradotta in rubli fortemente svalutati rispetto all’euro. Al momento, comunque, non è dato di sapere chi controllerà effettivamente la nuova società e quale sarà la sua governance. Ovviamente molto dipenderà da quante azioni verranno consegnate all’Opa ma la Newco per lanciare l’offerta sul 100% del capitale dovrà avere capitali e affidamenti bancari sufficienti a coprire oltre 7 miliardi di euro. Gran parte dei quali dovrebbero essere garantiti dal socio cinese che di conseguenza dovrà avere molta voce in capitolo sul controllo futuro del gruppo. Tronchetti Provera e i soci italiani parteciperanno comunque alla governance attraverso un patto parasociale che garantirà la continuità della gestione al management italiano per i prossimi cinque anni. E, come già avvenuto per i riassetti precedenti, prevederà delle clausole ben definite per stock option e passaggi azionari successivi. Ma è evidente che se lo schema appena descritto verrà confermato l’identità del gruppo milanese potrebbe essere messa in discussione.
In seguito all’Opa la Pirelli dovrebbe uscire dal listino di Piazza Affari e procedere lontano dai riflettori ad eseguire la seconda parte dell’operazione, quella legata allo scorporo del “truck” e alla ricerca di un partner per questa divisione di business che con 1,4 miliardi di euro di ricavi rappresenta quasi un quarto del giro d’affari di Pirelli con un margine lordo pari al 17%. Ma gli azionisti di minoranza questa volta dovrebbero essere tutelati dal lancio dell’Opa totalitaria a un prezzo superiore a quello di mercato. La Borsa aveva comunque fiutato l’arrivo di qualche operazione straordinaria, come dimostra il volume anomalo di scambi degli ultimi giorni: ieri è stato trattato il 4% del capitale pari a oltre 18 milioni di titoli mentre nelle sette sedute precedenti sono stati scambiati in media oltre 5milioni di azioni (1,1% del capitale). Nonostante ciò la Consob sinora non ha ritenuto opportuno chiedere alcuna spiegazione ai vertici Pirelli.
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