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Pirelli chiama le banche in fila per finanziare l’Opa ma senza Goldman Sachs

L’operazione Chem-China-Pirelli sarà molto articolata dal punto di vista finanziario e richiederà lo schieramento di un plotone di banche a sostegno dell’impalcatura. Un vero banchetto in termini di commissioni che verranno pagate per assolvere ai diversi compiti che l’operazione richiede e anche un modo per portare i big della finanza dalla propria parte e disincentivare eventuali propositi ostili. La parte del leone la farà l’americana JPMorgan che ha il duplice ruolo di advisor finanziario di CNRC (China National Tire & Rubber) e di Sole Global Coordinator dell’offerta che verrà lanciata sulla Pirelli a 15 euro, avendo anche sottoscritto a fermo l’intero pacchetto del finanziamento, pari a 8 miliardi. Una parte di questa cifra verrà infatti dedicata al rifinanziamento dell’attuale debito di Pirelli, come si fa in tutti i casi di change of control mentre 4,2 miliardi serviranno a finanziare l’Opa che vedrà Intesa Sanpaolo, Unicredit e China Construction Bank nel ruolo di bookrunners appena sotto JPMorgan. Le quali a loro volta spezzetteranno il rischio invitando una ventina di altre banche a partecipare all’operazione.

Da questa lista spiccano alcune grandi assenze, tra cui le altre due prime della classe tra le merchant bank americane, Goldman Sachs e Morgan Stanley. La prima, soprattutto, conosce molto bene la Pirelli poiché a Natale 2013 aveva studiato insieme a Tronchetti Provera la possibilità di lanciare un’Opa sulla società che aveva visto il fondo Clessidra subentrare alla famiglia Malacalza nel controllo di Camfin. Ma già nell’ormai lontano giugno 2005 erano stati i fondi di Goldman Sachs a rilevare per 1,3 miliardi la Pirelli Cavi venduta da Pirelli per finanziare l’Opa su Tim. E già in quell’occasione, dicono alcuni banchieri, la banca americana aveva analizzato molto da vicino l’intero gruppo nell’ipotesi di un acquisto a debito. Ora, con l’operazione ChemChina annunciata, pare piuttosto difficile l’intervento di un altro operatore senza il supporto di un gruppo industriale concorrente, ma comunque c’è tempo fino a settembre per valutare l’opportunità di una contro Opa. Intanto, come è normale in questi casi, Tronchetti Provera cerca di togliere dal mercato quante più banche possibili off rendo ruoli a vari livelli nell’operazione italo-russo- cinese. La sorpresa più grande è il coinvolgimento solo a posteriori di Mediobanca al fianco di Pirelli nonostante una partecipazione del 3,95% in capo alla banca guidata da Alberto Nagel. Mediobanca dovrà accontentarsi di partecipare al finanziamento in una posizione non di primo piano e di fare da advisor a Camfin per l’Opa. Tronchetti Provera ha preferito la Lazard come advisor a tutto tondo per Pirelli assegnando solo all’ultimo momento un mandato a Banca Leonardo in capo alla Nuove Partecipazioni, la scatola dove sono racchiusi gli interessi dello stesso Tronchetti e degli alleati italiani Sigieri Diaz e Rovati. E poi vi saranno da assegnare altri mandati, per esempio, per la valutazione e lo scorporo delle attività Industrial che poi dovranno confluire in una joint venture con la cinese Aeolius, a cui potrebbero concorrere altri colossi bancari come Citi.
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