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Pirelli, ChemChina verso l’Opa Il riassetto in quattro mosse

Pirelli sotto i riflettori a Piazza Affari in attesa dell’Opa che dovrebbe portare al delisting della società e all’ingresso di China National Chemical Corporation, colosso pubblico da 70 miliardi di euro di fatturato, attivo anche nel business degli pneumatici, con cui la Bicocca salderebbe una nuova alleanza. Ieri le azioni del gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera hanno aperto la seduta in rialzo di quasi il 5%, oltrepassando quota 15 euro — il massimo da 25 anni — e hanno proseguito attorno a quel livello per gran parte della giornata per poi chiudere a +3,26%. La Consob ha fatto sapere di aver «attivato i poteri» per verificare eventuali anomalie. Ieri si sono susseguite riunioni, anche al quartier generale della Bicocca, per cercare di arrivare rapidamente alla quadra. Che, secondo alcune voci, sarebbe stata trovata e dunque l’annuncio potrebbe arrivare anche oggi. Ma il piano messo a punto dalla Lazard è molto articolato e ha già subito cambiamenti, per cui c’è ancora cautela. 
La mossa di Tronchetti, che resterà al comando del gruppo gestendo l’intero riassetto, apre uno scenario nuovo per la Pirelli, che appena due anni fa si è alleata con il colosso russo Rosneft. Ora allargherebbe la geografia con l’ingresso di un nuovo socio industriale con cui sviluppare ulteriormente il business degli pneumatici ed estrarre valore dalla Bicocca. Oggi il Far East già contribuisce per il 9% al fatturato della Pirelli, dal 6% del 2008, e dalla Russia arriva invece il 4%. La scelta di sancire l’alleanza attraverso un’Opa, a cui gli attuali soci stabili del gruppo aderirebbero, reinvestendo però una parte dell’incasso per mantenere la posizione, sarebbe stata scelta per accelerare il percorso del riassetto. Nell’ambito del quale il gruppo milanese procederebbe allo spin-off delle attività «industrial», gli pneumatici per camion e mezzi pesanti, per integrarle con le quelle di Aeolus, la controllata di ChemChina specializzata nello stesso segmento. Si tratta di un passaggio che richiederà l’individuazione del perimetro da scorporare, la sua valutazione insieme a quella delle attività del partner a cui verrebbero conferite e quindi l’integrazione. Un lavoro lungo che l’eventuale delisting renderebbe più rapido.
L’addio alla Borsa non sarà però definitivo. Gli accordi tra i soci — negoziati dagli studi legali Chiomenti, Clifford Chance, Linklaters e Pedersoli — oltre a confermare per cinque anni il management guidato da Tronchetti, attribuiscono al presidente la facoltà di decidere, entro i quattro annui successivi, di riportare Pirelli in Borsa. Una Pirelli diversa. Le attività «industrial», scorporate e messe insieme a quelle dei cinesi, andrebbero a creare il quarto o quinto gruppo al mondo nel segmento «truck». A quel punto sarà possibile portare in Borsa la nuova Pirelli, ossia la sola parte «car» e «moto», i cui margine sono più elevati, che il mercato potrebbe valutare a multipli superiori agli attuali. L’operazione, in attesa che si crei il valore derivante dallo spin-off, passando totalmente dal mercato darebbe un beneficio immediato anche agli azionisti di minoranza.
Per i soci di maggioranza, oltre al vantaggio di un’alleanza con ChemChina, partner dalle spalle larghe e con un enorme mercato da sfruttare, c’è la possibilità grazie all’Opa di monetizzare, restando nella compagine azionaria. Una parte del ricavato verrebbe infatti reinvestito e i soci si legherebbero per cinque anni attraverso un patto parasociale, in cui viene confermata la leadership a Tronchetti fino al 2021.

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