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Pirelli-ChemChina, le clausole dei patti

Perde quota a Piazza Affari la speculazione sulla Pirelli. Speculazione su una possibile contro Opa o su un ritocco del prezzo dell’offerta che a settembre lanceranno ChemChina e gli attuali soci di Camfin. Ieri il titolo della Bicocca ha perso lo 0,26% scendendo a 15,4 euro, comunque sopra i 15 euro dell’Opa ma il prezzo incorpora il dividendo che deve essere ancora staccato e che secondo le previsioni degli analisti potrebbe aggirarsi attorno ai 50 centesimi. 
Venerdì, secondo la tabella di marcia, saranno resi noti i patti siglati tra i soci stabili di Camfin e ChemChina: per ora si conoscono le linee generali dell’accordo, ovvero le clausole di garanzia sul mantenimento in Italia della sede e della tecnologia, l’articolazione del riassetto e la conferma della guida operativa a Marco Tronchetti Provera, che gestirà l’intera riorganizzazione una volta ultimata l’Opa e ritirata la Pirelli dal listino. Ieri il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha auspicato il ritorno della Bicocca a Piazza Affari «Dopo il delisting — ha detto — Pirelli potrebbe riquotarsi attraverso una società più grande sempre in Italia». Tutto dipende dalle condizioni che ci saranno tra quattro anni quando arriverà il momento di decidere dove quotare Pirelli, che a quel punto conterrà la quota di controllo della società comune con Aeolus, la controllata di Chem-China, e le attività «premium». Piazza Affari è un’opzione, ma non la prima. «È difficile lamentarsi se l’Italia in questo momento è vista come una buona opportunità per gli investimenti esteri», ha aggiunto Vegas.
«Non si devono fare considerazioni di eccessiva preoccupazione per il fatto che dei capitali esteri vengano per investire nelle aziende italiane» ha detto il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, commentando l’accordo Pirelli ChemChina. «Questo Paese — ha aggiunto — deve credere in se stesso. E in questo momento il problema è anche quello della capacità di attirare capitale dall’estero. Il problema principale lo sapete è quello della crescita. Bisogna che le aziende italiane possano continuare» a esistere «e soprattutto a crescere. Il nostro problema più grande, come dicono le autorità nazionali e internazionali, è quello degli investimenti».
«Abbiamo un contorno di condizioni straordinarie — ha commentato Pierluigi Bersani —: euro basso, petrolio basso e un sacco di liquidità che arriva. Il nostro problema è trasformare quella liquidità in investimenti, lavoro e sostegno a progetti industriali». «Credo — ha aggiunto l’ex segretario del Pd — che i privati da soli non bastino e che ci vogliano politiche pubbliche».

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