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Pirelli, cambia il piano di riassetto delle holding

Troppo complicato. Nelle trattative per il riassetto dei piani alti di Camfin, sfuma la fase 1 e si punta direttamente alla fase 2, quella dell’accorciamento della catena societaria che arriva a Pirelli. Mossa che presuppone di sciogliere preliminarmente l’incognita Malacalza, l’alleato di due anni fa finito in rotta di collisione con Marco Tronchetti Provera.
La svolta è maturata al termine di un altro week-end di negoziati serrati per mettere a punto l’accordo che avrebbe portato i fondi Investindustrial e Clessidra ad affiancare MTP, l’accomandita di Tronchetti, in una newco sopra Gpi, la holding di controllo di Camfin. La situazione è ancora fluida, ma l’ipotesi attualmente allo studio è la seguente. MTP provvede da sè a sottoscrivere la quota parte dell’aumento di capitale Gpi da 45 milioni, aumento che avrà l’effetto di azzerare il debito della società. Le azioni Gpi oggi nel portafoglio della MTP verranno comunque isolate in una newco per separarle dalle altre attività della Sapa.
I due fondi di private equity avranno l’esclusiva fino a metà dicembre per mettere a punto lo schema dell’accorciamento della catena da sottoporre ai Malacalza: Opa su Camfin e successiva fusione con la Gpi e la newco che fungerà da veicolo dell’offerta pubblica. Se ci sarà l’accordo, i fondi entreranno nella newco con l’obiettivo finale di portare l’azionariato di riferimento direttamente nel capitale Pirelli.
Ai Malacalza verrà dunque prospettato questo scenario, uno schema simile a quello sul quale i due soci oggi in rotta avevano discusso riservatamente fino all’estate scorsa e che avrebbe visto la famiglia piacentino-genovese giocare il ruolo dei fondi di private equity, come nuovi azionisti di riferimento a termine di Pirelli.
La famiglia potrà valutare se uscire subito, aderendo all’Opa Camfin, oppure se seguire l’operazione con la conseguenza di ottenere al termine quel 5-6% di Pirelli già oggi detenuto in trasparenza. Oppure ancora, ma è uno scenario certamente sgradito agli altri soci di Pirelli, la famiglia Malacalza potrebbe decidere di proseguire nella battaglia legale a oltranza, ostacolando la fusione di Camfin con le holding soprastanti. I patti Gpi e Camfin, ancora in vigore fino a luglio – anche se di fatto sono già state avviate le pratiche di divorzio con la richiesta di scissione da parte dei soci genovesi in lite (che Gpi per ora ha rifiutato) – vietano l’acquisto di azioni Camfin da parte degli aderenti, e vietano anche accordi finalizzati allo stesso scopo. Comunque, per ostacolare la fusione, occorrerebbe disporre di una partecipazione complessiva pari a un terzo del capitale Camfin, sicuramente sufficiente a bloccare operazioni straordinarie che fossero portate all’approvazione di un’assemblea straordinaria.
In caso di stallo prolungato, i due fondi di private equity di Andrea Bonomi e Claudio Sposito che stanno trattando per l’esclusiva fino a metà dicembre, resterebbero ovviamente alla finestra. Ma si confida di ricondurre a ragionevolezza una contesa, quella tra Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza, che sta creando tensioni da molti mesi nella parte alta della catena che arriva a Pirelli. Destabilizzare anche il gruppo dei pneumatici non giova a nessuno.

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