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Pirelli, al via il riassetto Camfin

Va avanti il riassetto ai piani alti della catena che controlla il gruppo Pirelli. Chiusa con successo l’offerta pubblica di acquisto che ha portato il veicolo Laurosessantuno (partecipato da Marco Tronchetti Provera, Clessidra, UniCredit e Intesa Sanpaolo) a conquistare il cento per cento di Camfin, un’operazione che ha sancito l’addio a Piazza Affari da parte della storica holding della Bicocca, a breve si apriranno due nuovi dossier che coinvolgono il gruppo: la fusione di Camfin nella holding partecipata dalle banche, Clessidra e Marco Tronchetti Provera e il rifinanziamento del debito di Camfin dove sono allo studio diverse ipotesi tra cui l’emissione di un bond.
Verso la fusione con
Lauro 61
Il primo, e anche il più imminente, coinvolge la catena societaria della Bicocca. Entro fine anno è atteso, secondo quanto si apprende, l’apertura del cantiere che porterà alla fusione tra Camfin e Laurosessantuno. E’ stata infatti convocata per il 20 dicembre l’assemblea di Camfin che dovrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione della holding che andrà a rappresentare la nuova proprietà. Tale passaggio aprirà conseguentemente i lavori per la fusione della holding.
L’operazione costituisce, di fatto, l’ultimo tassello di una profonda riorganizzazione della filiera che per anni ha controllato la Pirelli e che nel giro di un anno si è accorciata in modo sensibile. Sono infatti scomparse la vecchia Gpi, un tempo contenitore della quota in Camfin, e si appresta a scomparire la stessa Camfin, con il risultato che la nuova proprietà diventa azionista diretto della Pirelli. Una pirelli, peraltro, a sua volta sotto certi aspetti diversa e più “contendibile”. Lo scorso novembre e’ stato infatti sciolto anticipatamente il patto di sindacato della Bicocca formato da Assicurazioni Generali, Camfin, Edizione, Fondiaria-Sai, Intesa Sanpaolo, Mediobanca, Massimo Moratti e Sinpar. Lo scioglimento dell’accordo è stato suggerito dallo stesso Marco Tronchetti Provera con l’obiettivo di dare a Pirelli un assetto simile a quello di una public company. Camfin, destinata a fondersi con la nuova proprietà, resta comunque il socio di riferimento: la holding ha la titolarità della quota oggi legata al patto (13,32%) e quella fuori dall’accordo (12,87%) il che varrà complessivamente un 26,19% di Pirelli.
Secondo quanto si apprende, e alla luce del controllo di Camfin al cento per cento da parte di Lauro 61, la fusione sarà un percorso ordinario e che non presenta particolari problematiche di tipo finanziario. Tecnicamente la stessa non dovrebbe comunque partire prima della pronuncia da parte del l’udienza di merito del Tar sulla delibera Consob che obbliga Lauro 61 ad aumentare il prezzo dell’Opa Camfin. Quest’ultima (vedere articolo in pagina) è fissata per il 22 gennaio. Definito questo ultimo dossier legale, la pratica della fusione dovrebbe procedere spedita.
Si studia il rifinanziamento
Contestualmente alla fusione, in casa Camfin si stanno valutando anche altre questioni. Tra queste, secondo quanto si apprende, il rifinanziamento del debito della holding per abbattere i costi e sfruttare la positiva condizione del mercato. Al 30 settembre, la posizione finanziaria netta del gruppo Camfin è passiva per 381,4 milioni di euro. Il debito oggetto di rifinanziamento coinvolge la linea in pool di 238,5 milioni di euro diviso in due tranche, una in scadenza a fine 2014 e pari a circa 115,7 milioni di euro, e un’altra pari a 125 milioni di euro con scadenza a fine 2015. Resta fuori, invece,da questi ragionamenti il bond convertibile in azioni Pirelli – che ha un valore nominale di 150 milioni di euro – in scadenza il 26 ottobre 2017. Il tavolo con le banche si aprirà probabilmente con l’insediamento del nuovo consiglio. Allo stato attuale, secondo quanto si apprende, ci sarebbero diverse ipotesi allo studio: dal rifinanziamento semplice alla emissione di un prestito obbligazionario.

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