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Pirelli, a segno l’Opa di ChemChina. Si avvicina l’addio a Piazza Affari

MILANO – L’opa sulla Pirelli fa (quasi) il tutto esaurito. Marco Polo, la società veicolo controllata da ChemChina e Camfin, ha raccolto il 70,608% delle azioni oggetto dell’offerta, pari al 54% del capitale, a cui va aggiunto il 33% che già deteneva arrivando così all’86,9%. Un soffio sotto la soglia del 90% che avrebbe permesso di avviare subito il delisting. Che ci sarà comunque. La soglia minima per il ritiro dal listino era stata fissata al 55%, ma l’operazione dovrebbe concludersi con un en plein . In caso di adesioni superiori al 50% più un’azione è prevista infatti la riapertura dell’offerta per cinque giorni e, visto il risultato di ieri, chi non ha aderito molto probabilmente lo farà nella seconda finestra che resterà aperta dal 21 al 27 ottobre. Intanto il 20 ottobre marco Polo pagherà il corrispettivo a chi ha aderito mentre la seconda tranche verrà saldata il 30 novembre.
Ciò che più conta è aver comunque blindato il percorso del riassetto assicurandosi la possibilità di ritirare Pirelli da Piazza Affari. Va detto che dopo la consegna delle azioni da parte del fondo americano Paulson & Co., che aveva accumulato oltre il 9% del capitale, la strada è apparsa in discesa. Le mosse dell’hedge fund americano avevano alimentato le voci di una possibile contro Opa in preparazione e, sulla scia di Paulson, si erano mossi altri fondi. Che si sono ritirati subito dopo l’adesione di Paulson. E ieri anche la famiglia Malacalza, gli ex alleati di Tronchetti, ha deciso di consegnare il suo 7% del capitale chiudendo definitivamente l’avventura in Pirelli, iniziata nel 2000 e terminata una prima volta tre anni dopo con il divorzio da Tronchetti, che però aveva lasciato la famiglia genovese azionista con il 7%. L’operazione dovrebbe aver fruttato circa 300 milioni di plusvalenza.
Una volta che si sarà conclusa la riapertura (in caso di superamento del 90% il delisting sarà automatico e non servirà l’assemblea), Tronchetti potrà finalmente passare alla parte industriale dell’operazione procedendo a scissioni e conferimenti che dovrebbero richiedere due anni di tempo. ChemChina non sarà infatti solo il nuovo socio di maggioranza ma anche il partner per i pneumatici «industrial», che Pirelli scorporerà per metterli insieme a quelli della cinese Aeolus, creando così il quarto gruppo al mondo in questo segmento. Alla Bicocca resterebbe il premium per auto e moto, che ha margini più alti. Gli accordi prevedono la possibilità di un ritorno in Borsa dopo quattro anni, nonché il mantenimento della sede e del centro di ricerca e sviluppo della Pirelli in Italia e la guida operativa saldamente in mano a Tronchetti, che però lascerà la carica di presidente per assumere quella di vicepresidente e ceo della Pirelli. Alla presidenza arriverà Ren Jianxin, il numero uno di ChemChina.

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