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Pioneer cerca soci private equity o partner bancari per i fondi Unicredit

Il risparmio gestito corre forte: quasi 14 miliardi hanno raccolto a giugno i fondi Assogestioni, per un patrimonio salito al record di 1.456 miliardi. È il loro momento: i listini salgono sorretti da una liquidità anormale, i tassi a zero spingono i risparmiatori a cercare rendimenti sull’azionario. È il momento di vendere: e dopo le quotazioni di Anima e Fineco, Unicredit ha un altro colpo in canna: cedere una fetta consistente di Pioneer, colosso con 180 miliardi di masse gestite e che dal 2006 cerca un destino strategico. «Non ci sono novità su ipotesi di Ipo e non vogliamo vendere Pioneer — ha detto il 9 luglio Federico Ghizzoni, ad di Unicredit — d’altra parte siamo sempre pronti a valutare ipotesi di crescita accelerata anche con partnership, comunque Unicredit rimarrà al centro della governance di Pioneer». Per il resto, la banca ripete il no comment riservato alle voci recenti su Pioneer.

Ma la strategia dietro le quinte pare chiara. Se entro fine anno le condizioni dei compratori saranno soddisfacenti l’operazione Pioneer si farà. Un mandato esplorativo è già stato accorsti dato a Morgan Stanley e Bofa Merrill Lynch, banche con cui Unicredit ha storici legami. E alcuni dei grandi fondi di private equity, tra cui Bain, Apollo e Gs Capital, avrebbero iniziato a esaminare i numeri. Sui multipli di mercato delle ultime quotazioni, i 193 milioni dell’utile Pioneer 2013 potrebbero spingere a 2 miliardi la valutazione, tanto più che nel primo semestre 2014 la raccolta netta già eccede la metà dei 10 miliardi 2013. Unicredit intende rafforzare la redditività di Pioneer con nuovi investimenti (altrui). L’operazione con i fondi chiusi, finora più accreditata, potrebbe anche essere scalzata da una partnership con banche rivali nel settore, disposte a pagare meglio perché portatrici di sinergie sui co- (la presenza forte a Boston fa gola a quelle anglosassoni).
Unicredit ha incassato 774 milioni dall’Ipo di Fineco, chiusa poco prima delle turbolenze di luglio. Ma anche il miliardo legato a Pioneer farebbe comodo, per sostenere l’utile e il patrimonio. Molti, infatti, sono gli operatori che ritengono che l’obiettivo di patrimonio (Cet 1) del 10% – pur sopra i livelli di legge – non sia adeguato alla sola istituzione italiana con effetti sistemici (Sifi), che richiedono una solidità particolare. Tali aspetti si capiranno solo a novembre, dopo che la Bce avrà rivelato gli esiti di Aqr e stress test sulle banche europee. Fin qui la dirigenza Unicredit ha più volte detto che non aumenterà il capitale.
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