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Pioggia di vendite, in tilt Milano

di Luca Davi

In un giovedì nero per le Borse di tutto il mondo, a pagare uno dei dazi più pesanti è l'Italia, oramai sempre più nel mirino delle vendite di fondi e investitori istituzionali. Piazza Affari chiude la seduta in flessione del 5,16%, a 16.128 punti, il livello più basso dal 1 aprile 2009. Il listino milanese in una sola giornata "brucia" così una capitalizzazione di 17,5 miliardi di euro, un impoverimento che sale a 92 miliardi dall'inizio dell'anno. A determinare il calo di ieri sono stati in verità diversi elementi, dai timori di un rallentamento economico globale alla tradizionale diffidenza verso il debito pubblico italiano. Nel complesso, tuttavia, il massiccio alleggerimento sul fronte azionario ha toccato anche Londra, giù del 3,43%, Parigi (-3,9%), Francoforte (-3,4%) e Madrid (-3,89%).

Alla pesante flessione si è peraltro aggiunto un piccolo "giallo": l'indice Ftse Mib, sospeso nell'ultima mezz'ora di contrattazioni per problemi tecnico-informatici, non è stato aggiornato per quasi un paio d'ore, lasciando così gli operatori nell'incertezza fino a quando il dato non è stato finalmente ufficializzato (si veda pagina 3). Sull'episodio è intervenuta anche Consob, che si è messa in contatto con Borsa Italiana per individuare le possibili cause. Al termine di una seduta fortemente volatile, i titoli più puniti sono stati comunque quelli ciclici, come Fiat e gli altri industriali, sebbene anche le banche (tra cui UniCredit e Intesa) abbiano ancora una volta vissuto una giornata di passione.

L'avvio in positivo

Eppure, a guardarla dall'inizio, la giornata di ieri non parte male. Anzi. In avvio c'è persino un piccolo rimbalzo, favorito dal recupero delle banche. Intesa Sanpaolo guadagna circa un punto percentuale, Mps mette a segno una crescita del 2%; Bpm del 2%, Banco Popolare dello 0,6%. Qualcuno, tra gli operatori, si convince che il discorso di Silvio Berlusconi, che il giorno prima ha confermato la solidità del Paese, possa aver persuaso i mercati. Anche perché nel frattempo lo spread tra i titoli di Stato italiani, i BTp, e quelli tedeschi, i Bund, scende dai 370 punti della seduta precedente ai 358 punti circa.

Ma è solo un'illusione. Tanto che nel giro di un'ora dall'avvio il guadagno di poche decine di punti è già svanito. A incidere in particolare sono le vendite sui titoli industriali. A mezzogiorno Tenaris registra un arretramento teorico del 10,4%; Interpump, nonostante i buoni risultati industriali, cede l'8,1%; Saipem perde il 3,5%. È un assaggio di quello che succederà da lì a poche ore, con flessioni ben più drammatiche. Ma già risulta chiaro che, dopo aver pesantemente colpito le banche nei giorni scorsi, ora gli operatori cercano qualcun'altro da mettere sulla graticola. Un po' perchè alcuni industriali – come Saipem, ad esempio – hanno raggiunto ottime quotazioni, e in fondo è «arrivata l'ora delle prese di beneficio». Un po' perchè alle incertezze sulla tenuta dei debiti sovrani nell'Eurozona si aggiungono i timori di un rallentamento economico a livello globale.

Certo è che, nel pomeriggio, le cose si mettono male per tutti i settori, senza distinzioni di sorta. Dagli Stati Uniti giungono segnali di un avvio negativo di Wall Street. Nel frattempo a Francoforte il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, nel tentativo di rassicurare i mercati non conferma nè smentisce il fatto che il programma di acquisto dei titoli di Stato avviato dalla Banca centrale interessi quelli italiani e spagnoli, come invece in molti speravano.

La smentita ufficiale arriva in compenso a breve e per le sale operative è una doccia gelata. Il premio di rischio dell'Italia risale sopra in breve oltre quota 390 punti, il record dai tempi della lira mentre lo spread tra i Bonos spagnoli e italiani si riduce ai minimi. Sul listino italiano, così come sulle principali piazze mondiali, si scatenano vendite incontrollate, sebbene i volumi rimangano contenuti (3 miliardi circa il controvalore scambiato, inferiore al giorno prima). A fine seduta, dopo il black-out temporaneo che spiazza gli operatori, Fiat cederà il 10%, UniCredit il 9,3%, Fiat Industrial il 7,6%. Ma male andrà anche Intesa (-6,6%), Impregilo (-5,2%), Luxottica (-4,7%), Parmalat (-7%). Un calo senza distinzioni che oggi dovrà fare i conti con la pessima chiusura, arrivata nella serata di ieri, di Wall Street.

 

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