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Pioggia di dividendi sulle Borse l’Europa fa meglio di Usa e inglesi

Il coronavirus mentre squassava il mondo ha fatto solo il solletico agli azionisti delle società quotate, che nel secondo trimestre hanno incassato utili per 471 miliardi di dollari. Il 26% più di un anno prima, e per l’intero 2021 si preparano a un bottino da 1.390 miliardi, il 10% più del 2020 e solo il 3% meno del 2019 dei record.Lo si sospettava, con le grandi aziende che scoppiano di salute e le Borse tornate oltre i massimi, complici gli aiuti monetari delle banche centrali cui si sono sommate le politiche fiscali di tanti governi. Ora lo conferma Janus Henderson, gestore anglosassone che ha ritoccato al rialzo, del 2,2%, le stime di remunerazione per i soci delle quotate mondiali nel 2021. La notizia, casomai, è che l’Europa sta recuperando terreno con più solerzia rispetto agli Stati Uniti, che degli azionisti sono la patria eletta: 156 miliardi di dollari del totale erogato da aprile a giugno sono di società europee, il 66% più dei primi tre mesi 2021, sia per fattori stagionali sia per il ritorno alla remunerazione, pur contingentata, delle banche dopo il veto della Bce. Francia e Svezia hanno avuto il rimbalzo più forte, ma anche l’Italia si è difesa, con un incremento reale di quasi il 30% nei dividendi – pari a 6,1 miliardi di dollari – ancorato alla ripartenza delle cedole bancarie ma guidato da Generali, «tornata a una cedola piena dopo il taglio dell’anno scorso». Diversi titoli italiani hanno rendimenti superiori al 5% rispetto al prezzo di Borsa: e da ottobre l’eliminazione dei tetti posti un anno e mezzo fa dalla vigilanza bancaria porterà qualche altro miliardo agli azionisti del credito, con i protagonisti Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca, Mediolanum, Unipol attesi a rendimenti non lontani dal 10%. Più lenta invece la ripresa della redditività borsistica in Germania, Svizzera e Norvegia. Brillante anche il Regno Unito (+60,9%), mentre crescono a una sola cifra Giappone e Nord America (dove però i multipli sono molto più alti, e con 128 miliardi di cedole si sono già superati i 122 miliardi del secondo trimestre 2019, l’anno del picco).Complessivamente, tra aprile e giugno i dividendi delle società quotate nel mondo hanno sfiorato i 472 miliardi di dollari: anche depurato dall’effetto cambi e dalle distribuzioni straordinarie di utili, si tratta di un robusto +11,2%, per effetto del quale l’indice Global dividend – che Janus Henderson iniziò a calcolare con base 100 nel 2009 è tornato a sfiorare i 185 punti. «Il recupero della redditività è stato corposo, e coerente con la veloce ripartenza delle economie in quelle aree del mondo dove i programmi di vaccinazione hanno consentito la riapertura della attività economiche », ha detto Jane Shoemake, gestore del gruppo che ha 360 miliardi di euro di masse affidate.Le 10 aziende più munifiche, un gruppo da 60 miliardi di cedole (il 13% del totale e ben più dei 50 miliardi pagati dalla decina migliore due anni fa) sono state Samsung, Nestlé, Rio Tinto, Sberbank, Sanofi, Allianz, China Mobile, Microsoft, Axa, At&t. La maggiore crescita cedolare per settore è delle aziende minerarie (+69%), già sopra il giugno 2019 con 37 miliardi, ma anche i beni di consumo sono già “oltre” la pandemia con 44 miliardi erogati. Frena invece l’energia, con cedole per 24 miliardi (-14,3%). Il settore finanza, con quasi 110 miliardi di utili pagati, è il più generoso, e non lontano dai 140 miliardi del parziale 2019. Non restano dubbi che nei prossimi mesi, senza più il calmiere posto 18 mesi fa da Fed e Bce, banche e affini si riveleranno protagoniste assolute: nell’area euro la vigilanza prevede un assegno da 30 miliardi ai loro azionisti, negli Usa il mercato stima fino a 200 miliardi.

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