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Pininfarina vola in Borsa voci di una trattativa con l’indiana Mahindra

La reazione ufficiale da Torino è di quelle che lasciano aperte tutte le porte: «Gli indiani di Mahindra sono solo clienti, con loro abbiamo ottimi rapporti. Non commentiamo i rumors». Eppure la Borsa mostra di credere con convinzione alle indiscrezioni sull’ultimo shopping asiatico in Italia: l’acquisto di Pininfarina da parte della società indiana leader nelle auto sportive fa sospendere il titolo in asta di volatilità. Quando le azioni del carrozziere torinese tornano in contrattazione, sono salite del 26 per cento.

A far schizzare le quotazioni è una indiscrezione lanciata da Bloomberg . Secondo l’agenzia, «Mahindra sarebbe in trattativa da diverse settimane per l’acquisto di Pininfarina e l’accordo potrebbe essere imminente». Nonostante il notevole balzo in Borsa, fino a ieri sera non risultava che Consob avesse chiesto chiarimenti a Pininfarina. Secondo i dati disponibili prima dello strappo, Pinifarina, che ha 700 dipendenti, 200 dei quali in Italia, capitalizza circa 140 milioni di euro. Ma è evidente che chi decidesse di acquistarla dovrebbe far fronte anche ai debiti che ancora gravano sulla società. L’operazione di dimagrimento iniziata con la cessione delle linee di produzione di Grugliasco (finite, con i dipendenti, a De Tomaso) e la scelta di puntare sull’alleanza con Bolloré nell’auto elettrica hanno certamente risollevato i conti della società che però dipende ancora in buona misura dalle banche. E non sarebbe strano se fossero proprio gli istituti di credito a spingere per una cessione se l’offerta degli indiani fosse giudicata favorevolmente.
Se la vendita andrà in porto, finirebbe in mani straniere una parte importante del made in Italy. Pininfarina è stato per molti anni il designer di fiducia di Ferrari e di Alfa Romeo. Questo aumenta certamente l’appeal che la casa torinese può avere sul mercato asiatico. Acquistare chi ha disegnato la Testarossa può certamente essere un vanto e un plus nel mondo dell’auto. Pininfarina, in quel caso, seguirebbe la strada già percorsa da altri. Dei tre storici carrozzieri torinesi infatti uno è fallito (Bertone) e un altro, Giugiaro, ha venduto la proprietà ai tedeschi di Volkswagen. La fine di una stagione, certamente. Anche se proprio gli investimenti stranieri potrebbero finire per rivitalizzare il distretto torinese dell’auto. Dove i designer oggi lavorano per tedeschi e cinesi e dove una società indiana ha acquisito un altro marchio dello stile, Idea. In ogni caso, a pochi giorni dalla vendita di Pirelli ai cinesi, il passaggio di Pininfarina in mani non italiane rinfocola le polemiche: «Un altro prestigioso marchio del made in Italy che finisce in mani straniere, a dimostrazione dell’assenza di una politica industriale in Italia », commenta il segretario della Fiom di Torino, Federico Bellono.
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