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Pil Usa meglio delle previsioni (+1,4%). Ma la crescita è ancora moderata

L’economia americana cresce a un ritmo un po’ più sostenuto di quanto previsto finora. Il Dipartimento del Commercio ha diffuso ieri i dati definitivi del secondo trimestre, rivedendo al rialzo l’andamento del Pil: +1,4%, rispetto alla lettura preliminare, 1,2%, e a quella intermedia, di un mese fa: 1,1%. Tutte le percentuali sono riferite al periodo precedente, quindi trimestre su trimestre.

Le tabelle del governo segnalano una spinta dei consumi interni: +4,3% con la punta del +9% nella casella degli acquisti di beni durevoli. Discreto l’apporto delle esportazioni, +1,8%; mentre resta insoddisfacente la dinamica degli investimenti:- 7,9%. Anche la spesa pubblica cala: -1,7% a livello federale.

Che cosa dicono queste cifre sullo stato di salute dell’economia statunitense? Nel 2015 il Pil era cresciuto del 2,6% e nel 2014 del 2,4%. A metà del 2015, però, il sentiero ha cominciato a scendere, passando dal 2% del secondo trimestre allo 0,8% del primo trimestre del 2016. La percentuale pubblicata ieri consente alla curva della ricchezza di tornare a salire, passando appunto dallo 0,8% all’1,4%.

Sono tutti numeri che verranno esaminati con attenzione dalla Fed. Il 21 settembre scorso la banca centrale presieduta da Janet Yellen, ha rivisto le stime della crescita 2016 su base annua. Con una correzione al ribasso: dal 2% all’1,8%. In definitiva il trend dell’economia reale sembra abbastanza in linea con l’analisi della Federal Reserve. Ci sono allora le condizioni per attendersi un aumento del tasso di interesse? Sempre il 21 settembre Yellen spiegò che la crescita non era ancora solida. La Fed preferì mantenere invariati i tassi nella fascia tra lo 0,25% e lo 0,50%, dopo averli sbloccati nel dicembre 2015. Adesso il quadro presenta elementi indubbiamente incoraggianti: i consumi sono tornati ai livelli del 2014; le esportazioni salgono dopo tre trimestri di flessione, con un risveglio della manifattura. Ma probabilmente i banchieri della Fed vorranno attendere un’altra verifica e almeno la stima preliminare del terzo trimestre. C’è da studiare con attenzione la zona d’ombra di questo report: gli investimenti privati sono in picchiata da tre trimestri: da -2,3% a -3.3% e ora -7,9%. E l’ultima percentuale sarebbe ancora peggiore se non ci fosse stato un incremento dell’1% degli investimenti diretti, quelli provenienti dall’estero. Bisogna, quindi, capire se la fiammata dei consumi sarà in grado di riaccendere anche lo stanziamento di capitali: strumento indispensabile per consolidare la crescita nel medio periodo. È un problema che sembra soprattutto psicologico, di fiducia. Non sono certo le risorse che mancano nel sistema americano delle imprese e della finanza.

Giuseppe Sarcina

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