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Pil, rallenta la caduta: di poco sotto lo zero

Il Pil italiano rallenta la sua caduta ma è sempre sotto zero. Meno 0,1% nel terzo trimestre, pari a un ribasso dell’1,9% su base annua, peggiore delle stime del governo. E’ il nono trimestre consecutivo in rosso. Decelera anche la Germania, ma il suo Pil è positivo (più 0,3% da più 0,7). Si ferma invece la crescita della Francia: meno 0,1% nel periodo. Nell’intera Eurozona il Pil frena: più 0,1% secondo le stime flash di Eurostat.
Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni si professa ottimista, nonostante tutto. Dal suo osservatorio non solo formula «previsioni positive» per il quarto trimestre, ma assicura: i dati Istat non evidenziano l’urgenza di manovre correttive dei conti. «Non c’è nessuna ulteriore necessità di intervento», sono le sue parole. Cauto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini: «La speranza è che negli ultimi tre mesi dell’anno si interrompa questa lunghissima recessione che sta mettendo a dura prova il sistema economico e, soprattutto, le persone».
Da Lipsia, dove si trova in queste ore, il premier Enrico Letta ci tiene a rilevare che«l’Italia ce l’ha fatta da sola e ce la fa da sola, non è un Paese assistito». Per questo ora «abbiamo la credibilità per chiedere una svolta all’Europa sulla crescita», ancor più in vista del prossimo semestre a guida nazionale. Il presidente del Consiglio vuole spazzare via lo stereotipo «dei tedeschi egoisti e degli italiani pigri e scansafatiche ». Ricorda a Francia e Germania, i partner fondatori della Ue, che esistono «doveri di solidarietà e responsabilità globale». Quindi avverte che dal successo o meno dell’Italia «può dipendere l’uscita dalla crisi europea». «Sento forte questa responsabilità », confessa.
Intanto però l’economia langue. Preoccupati, i sindacati rilevano come i dati «implacabilmente » non prefigurano il futuroroseo tratteggiato da Saccomanni (Ange-letti, Cisl). Il segretario della Cgil Camusso, invece, non crede affatto di trovarsi alla «vigilia della ripresa». La stessa Bce cerca di tirare le fila di un dibattito infinito, tutto concentrato sull’interpretazione da dare a certi indicatori “macro”, gli unici che già prefigurano il cambio di passo dell’economia. Così, le previsioni dei suoi esperti segnalano un miglioramento: per l’Eurozona l’anno dovrebbe concludersi con un calo dello 0,4%, inferiore allo 0,6% previsto; nel 2014 la crescita dovrebbe raggiungere l’1%, più dell’ipotizzato 0,9%. A scanso di equivoci comunque il presidente Mario Draghi continua a prevedere tassi bassi per un lungo periodo di tempo. Di nuovo avverte che l’economia dovrebbe continuare a recuperare terreno, ma «a ritmo moderato». E si congratula con un solo Paese: l’Irlanda. Travolta nella prima fase della crisi, costretta a fronteggiare un crollo del sistema bancario che stava trascinandosi appresso le finanze pubbliche, sta ora piano piano riemergendo dal tunnel e a fine dicembre uscirà dal programma di assistenza Ue. «Gli sforzi di risanamento hanno pagato», chiosa il commissario Ue, Olli Rehn.
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