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Il Pil italiano +4,2% ma tutto dipenderà dal Recovery Plan

Le previsioni della Commissione europea sull’economia dell’Unione e dell’Italia rappresentano certamente una boccata d’ossigeno. «Sono positive e incoraggianti », dice il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni. Era evidente che dopo il tracollo degli ultimi 15 mesi ci sarebbe stato un rimbalzo. Più evidente per Paesi, come l’Italia, che hanno assistito ad una recessione più ruvida rispetto ad altri (come la Germania). In ogni caso il 4,2% di aumento del Pil per quest’anno e il 4,4 per il prossimo costituiscono una ventata di ottimismo in più. Generato in larga parte del Recovery fund e dalla politica di stimoli della nuova presidenza americana. Anche solo rispetto alle previsioni di febbraio scorso, infatti, c’è una impennata che fa sfondare il tetto del 4% nel 2021 nel nostro Paese e in tutta l’Ue. E dopo anni colloca l’Italia in linea con la media europea. Eppure, come spiega la stessa Commissione, il contesto continua ad avere delle fragilità. E per quanto riguarda l’Italia presenta degli interrogativi al momento senza risposte. «La sfida principale sarà nei prossimi mesi e anni – ammonisce ancora l’ex premier italiano – l’attuazione dei programmi di riforma e investimenti del Recovery che stiamo discutendo », perché è «evidente non solo il contributo dei piani a queste stime di crescita ma anche il fatto che solo l’attuazione di un piano di questa ambizione può rendere la crescita prolungata e duratura».
Il peso del Pnrr sulla economia italiana, insomma, è e sarà sempre più determinante. Già ora in Europa vale l’1,2% del Pil. Ma ora Roma deve dimostrare di sfruttare al massimo tutte quelle risorse. L’Europa e i mercati si aspettano, complessivamente e in particolare su di noi, stabilità politica. La continuità del governo Draghi è uno dei fattori che partecipano alla costruzione del Pil nel futuro più vicino. Anzi la sua presenza in questi pochi mesi ha sostanzialmente steso sul Paese una sorta di velo protettivo. Rimuoverlo non avrebbe un effetto neutro.
Un’altra variabile è il Covid. La campagna vaccinale sarà sufficiente a bloccarne gli effetti? Ci può essere una progressione dell’epidemia? Le previsioni di Bruxelles fanno riferimento anche questo elemento.
Ancora, il Patto di Stabilità. Al momento è sospeso fino a tutto il 2022. Ma poi? Quale grado di accordo verrà trovato dentro l’Ue? E cosa accadrà, senza un’intesa, a Paesi come il nostro che ora si ritrovano un rapporto debito/Pil del 160%? I dati di Bruxelles, infatti, confermano una accelerazione: 159,8 nel 2021 e 156,6 il prossimo anno. Con un deficit all’11,7% per il bilancio in corso e e 5,8 per il 2022. Tutti dati che ci farebbero espellere per direttissima dal Patto. Anche se ci ritroviamo in buona compagnia: solo due Paesi staranno quest’anno sotto la fatidica soglia del 3% per il deficit e ben 7 superano il 100% del debito (nel 2019 erano due). Infine la questione sociale. Nonostante i buoni numeri del Pil, la disoccupazione per questo e il prossimo anno non si ridurrà (sopra il 10% nel 2021, al 9,9 nel 2022) e ne andrà valutato l’impat to. Insomma l’ottimismo di oggi dovrà essere alimentato con l’efficacia di domani.
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