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“Pil Italia giù: rischio nuova manovra Consumi, calo più alto dal dopoguerra”

ROMA — Doccia fredda dell’Ocse: due anni di recessione, questo e il prossimo, con un Pil sempre sottozero. C’è pure il rischio di una manovra correttiva nel 2014 — una «ulteriore stretta di bilancio» come la chiamano— «per restare nel processo di riduzione del debito previsto ». L’austerity varata finora dal governo Monti «ha indebolito la domanda interna e i consumi privati sono scesi al tasso maggiore dalla Seconda Guerra Mondiale». La disoccupazione galoppa avvicinandosi al 12%. Da un’altra angolazione, anche la Banca d’Italia conferma che la crisi morde: per le famiglie italiane, sempre più vulnerabili, siamo al quinto anno consecutivo di riduzione del reddito reale. «Si profila
nel 2012 una diminuzione anche più marcata di quella del 2,5% che si è avuta in occasione della recessione del 2009». Scendono i mutui e i prestiti.
Tutte notizie poco rassicuranti. Ma subito arriva la replica del governo. Il premier Mario Monti, in una nota, si dice convinto che gli investimenti riprenderanno e assicura: «L’Italia è stata in grado, fino a questo momento, di evitare lo scenario peggiore», ovvero «un circolo vizioso tra austerità e recessione». Il nostro compito è «garantire un percorso credibile per uscire dalla crisi e rimuovere l’incertezza dei mercati». Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, smentisce l’ipotesi di una manovra correttiva: «Credo che non sia necessaria». E soprattutto, continua a collocare nel secondo semestre del 2013 l’inizio dell’agognata ripresa. I sindacati però sono in allarme. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, dichiara che le stime Ocse sul Pil «sono coerenti con le nostre preoccupazioni sull’occupazione». Sul gran calo dei consumi, come ai tempi di guerra, intervengono gli agricoltori: le famiglie sono «in trincea», una su tre è costretta a comprare meno cibo.
Perciò, il Pil italiano va giù, più di quanto s’immaginava ancora lo scorso mese di maggio: meno 2,2% quest’anno, meno 1% nel 2013. Perché torni positivo, secondo l’organizzazione francese ma anche secondo il Fmi, bisognerà aspettare il 2014 quando è previsto un risicato +0,6%, contro una media Ocse del 2,3% e dell’1,3% nell’area euro. E’ solo una prima proiezione, però: al momento, nessuno sa se ci saranno altre sforbiciate. Angel Gurria, il segreterio generale dell’organismo s’attende una crescita «esitante e disomogenea»; pensa che «l’azione politica può fare la differenza» non solo «per evitare lo scenario peggiore, ma anche per far materializzare il migliore». Non a caso, tra «le grandi fonti di incertezza» che l’Ocse individua per l’Italia c’è proprio l’impegno del governo che uscirà dalle urne a proseguire lungo la strada delle riforme. «Fare marcia indietro danneggerebbe sia lo stato d’animo dei mercati sia la crescita», è il monito. Nell’attesa, l’economia «continuerà a contrarsi nel breve termine, di riflesso alla stretta del bilancio pubblico, al calo della fiducia e alle difficoltà di accesso al credito». Pesanti le ricadute in termini di disoccupazione che è prevista «vicina al 12% entro il 2014» (nel dettaglio all’11,4% nel 2013 contro il 9,9% indicato a maggio e all’11,8% l’anno successivo). Un analogo scivolone del Pil è ipotizzato per tutta Eurolandia. Rallentano anche le economie emergenti, Cina e India in testa. «Far tornare a crescere il prodotto e i redditi è la maggior sfida per il nostro paese », avverte Salvatore Rossi, vicedirettore generale della Banca d’Italia.

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