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Pil in caduta nell’ultimo trimestre

Se pur atteso, il dato non è meno allarmante. Con la contrazione registrata negli ultimi tre mesi del 2012, il Pil chiude il segno negativo per il sesto trimestre consecutivo: tra ottobre e dicembre la caduta è dello 0,9% e del 2,7% su base annua. Per l’intero 2012 la stima é di una diminuzione del reddito nazionale pari al 2,2%, in linea con le ultime previsioni della Banca d’Italia. La gelata che si é abbattuta sulla nostra economia – segnala l’Istat – é la sintesi di diminuzioni del valore aggiunto in tutti i comparti di attività economica, dall’agricoltura all’industria e ai servizi.
Colpisce la durata del rallentamento ciclico, che non si registrava con tale intensità da 1992-1993, quando l’Italia finì a un passo dalla crisi finanziaria, la lira uscì dal sistema di cambio europeo e si impose una maximanovra da 93mila miliardi delle vecchie lire per invertire la rotta. Non vi é peraltro da farsi grandi illusioni per l’anno in corso, poichè la variazione acquisita al momento dall’Istat, anch’essa in linea con le stime della Banca d’Italia, registra una contrazione dell’1%, rispetto al -0,2% previsto dal governo nella Nota di aggiornamento al «Def» dello scorso settembre.
La caduta del Pil ha effetti inevitabili sui conti pubblici con il deficit destinato a salire rispetto alle originarie stime del governo (1,6% nell’anno in corso), ma non per questo – ribadisce il presidente del Consiglio, Mario Monti – sarà necessaria una manovra-bis: «Gli obiettivi di bilancio pubblico sono fissati e concordati con l’Unione europea in termini di saldo strutturale». Dunque, «il saldo strutturale corretto per tener conto della congiuntura non deve essere cambiato». Il governo Monti, replica il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, lascia «partite aperte nel 2013 per 7 miliardi di euro. Sono interventi necessari e non coperti. A quel punto, avremo l’esigenza di discutere con la Commissione europea, nel quadro della revisione che il commissario Rehn propone». Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, però, crede che una manovra non sarà necessaria e si augura che «le cose non finanziate che vanno finanziate possano essere compensate da una dinamica di abbassamento dei tassi e da qualche altra sopravenienza».
Il 2012 è stato un anno da dimenticare per tutta l’Europa. Iniziato maluccio e finito ben peggio. L’istituto europeo di statistica, Eurostat, ha comunicato ieri che nel quarto trimestre il Pil è sceso dello 0,6% nella zona euro e dello 0,5% nell’Europa a 27. In particolare per quanto riguarda l’eurozona, si tratta di un risultato inferiore persino alle più pessimistiche attese degli analisti: -0,4 per cento. E secondo JPMorgan dovrebbe tradursi in una flessione del Pil dello 0,5% su base annua. Ovviamente è andata malissimo la Grecia (-6%, meglio comunque delle attese). Sono andati male il Portogallo (-1,8%) e la Spagna (-0,7%). Ma anche la Francia (-0,3%) e la Germania (-0,6%).
Quest’ultima dovrebbe chiudere l’anno con una crescita appena dello 0,7% (0,9% con le correzioni di calendario sui giorni lavorativi), rispetto al 4,2% del 2010 e al 3% del 2011. A pesare è stato soprattutto un rallentamento delle esportazioni, in particolare verso gli altri mercati – in crisi – dell’eurozona. E neppure si può sperare in una ripresa nel 2013: Berlino prevede un Pil in crescita dello 0,4%, prima di ritrovare un po’ di forza nel 2014, con l’1,6 per cento.
La Francia peraltro ha fatto peggio, con una crescita zero nel 2012. Mentre proprio nei giorni scorsi il Governo ha ammesso che la previsione di crescita nel 2013 (+0,8%) rappresenta un obiettivo irraggiungibile. E, di conseguenza, diventa impossibile rispettare il target di un ratio deficit/pil al 3 per cento.
Si tratta ora di capire se la Commissione (che presenterà le sue previsioni aggiornate il 22 febbraio) e la Germania concederanno a Parigi – che conferma l’obiettivo del deficit zero alla fine del mandato di Hollande, nel 2017 – uno slittamento o imporranno nuove misure per centrare comunque l’obiettivo.
La lettera inviata due giorni fa ai ministri delle Finanze dal commissario Olli Rehn («Se la congiuntura si aggrava in maniera imprevista un Paese può ottenere un rinvio, sempre che abbia realizzato i dovuti sforzi») sembra aprire una porta alla Francia, che certo non si è mossa senza adeguate garanzie. Va ricordato che per ora solo Spagna, Portogallo e Grecia hanno ottenuto lo slittamento di un anno nel loro programma di rientro.

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