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Pil fermo allo 0,2% nel terzo trimestre

La crescita dell’economia italiana s’è rivelata al di sotto delle attese nel terzo trimestre dell’anno, che ha beneficiato di quattro giornate lavorative in più rispetto al secondo trimestre e di una giornata in più rispetto al giugno-settembre del 2014. Ieri l’Istat ha reso noto un incremento del Pil dello 0,2% congiunturale e dello 0,8% tendenziale (un decimale in meno rispetto alla stima del 13 novembre scorso). La variazione acquista per il 2015 si ferma così a un +0,6%.
Nel terzo trimestre ci si attendeva un impatto più espansivo dal turismo e dei servizi(anche per effetto dell’Expo, è stato detto) che forse in parte c’è stato. I consumi finali sono cresciuti dello 0,4%. Ma sono scesi gli investimenti (-0,4%) e le esportazioni (-0,8% a fronte di un +0,5% delle importazioni). Secondo l’Istituto di statistica la variazione delle scorte ha contribuito per tre decimali alla crescita mentre la domanda estera ha avuto un effetto negativo dello 0,4% (+0,2% la spinta della domanda interna al netto delle scorte).
I dati fotografano la maggior debolezza della congiuntura italiana rispetto alle principali economie di riferimento. Nel terzo trimestre, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% negli Stati Uniti e nel Regno Unito e dello 0,3% in Francia e in Germania. In termini tendenziali si è registrato un aumento del 2,3% nel Regno Unito, del 2,2% negli Stati Uniti, dell’1,7% in Germania e dell’1,2% in Francia. Nel complesso, il Pil dei paesi dell’eurozona è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% in termini tendenziali.
Il dato sul Pil ha naturalmente provocato le reazioni del Governo, visto che la manovra all’esame della Camera è stata disegnata su un’ipotesi di crescita dello 0,9% per quest’anno e dell’1,6% per il 2016. Matteo Renzi, citando il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha confermato le stime della Nota di aggiornamento del Def. «Mi ha inviato un sms Padoan: sullo 0,9% di crescita del Pil tieni la linea, non è Roma-Fiorentina…» ha rivelato sorridendo il premier alla presentazione del libro di Bruno Vespa. «È lo 0,9%: la mia posizione è totalmente quella di Padoan. Il mio rapporto con Padoan è ottimo» ha poi aggiunto, dopo aver svelato di essere stato “richiamato” dal ministro per aver detto in prima battuta che il Pil a fine anno avrà probabilmente una crescita dello 0,8%. «Penso prevalga di più la fiducia sulla sfiducia» è stato invece il commento di Pier Carlo Padoan. «Sono venuti meno alcuni motori di Paesi emergenti – ha osservato il ministro – come il Brasile, la Russia e un po’ la Cina, economie che avevano continuato a crescere anche dopo il 2010: ci stavano tirando un po’ su e che ora hanno smesso di crescere. È positivo però – ha continuato – che in Italia la domanda interna stia crescendo relativamente bene, e questo dà fiducia». Padoan ha quindi osservato che esiste una sfiducia legata alla paura «che è più violenta ma ha una durata più limitata». «Penso che la prima – ha concluso il ministro – sia stata sconfitta».
Secondo il capo economista del Tesoro, Riccardo Barbieri, anche dopo gli ultimi dati Istat «siamo abbastanza in linea» con le previsioni del Governo: «La crescita nominale a valori correnti è all’1,6% tendenziale nel terzo trimestre – ha spiegato –. Ci sono divergenze tra questi dati statistici e le indagini qualitative che abbiamo. Il trend sottostante è migliore, siamo “on track” – ha ribadito – e mi auguro che questo ci dia un risultato in linea col previsto». Barbieri cita, in particolare, l’indice Pmi in rialzo, la fiducia «in miglioramento, la più alta in Europa a novembre, anche se non sconta ancora l’effetto degli attentati a Parigi» e, nell’ambito del fatturato dei servizi, «il traffico su strada, che ci risulta molto alto nel periodo». Insomma il quadro resta moderatamente ottimista, al netto dei rischi esterni e della deflazione: «L’intonazione è positiva – ha concluso Barbieri –. Non escluderei future revisioni, comunque non prima del Programma di stabilità di aprile».Ottimista anche l’ad di Fca, Sergio Marchionne secondo cui «bisogna stare attenti a non credere che un dato trimestrale vada a cambiare la traiettoria dello sviluppo economico. La direzione è quella giusta. Il sistema industriale italiano sta tirando a 100 all’ora».

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