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Pil, crescita a un passo dall’1% Padoan: “Siamo troppo lenti”

Il Pil del 2016 è andato meglio del previsto: siamo cresciuti, secondo il consuntivo dell’Istat, dello 0,9 per cento invece dello 0,8 stimato e cifrato nei documenti ufficiali dal governo. È una buona notizia in primo luogo perché gli economisti degli esecutivi sono soliti sopravvalutare le valutazioni per poi trovarsi di fronte a cocenti delusioni: stavolta non è accaduto a Padoan che Renzi chiamava San Prudenzio. Secondariamente la base di partenza di un anno difficile come quello che stiamo affrontando, si fa un po’ più solida. Naturalmente si parla di “zerovirgola” e il ministro dell’Economia resta cauto: «Buone notizie per gli italiani, ma la crescita è ancora troppo lenta e si può fare di più». La ricetta del ministro del Tesoro è condensata in tre formule, enunciate ieri in una intervista al
Tg1, e che Padoan vuole che siano «riaffermate» anche da questo governo: «Riforme strutturali, sostegno agli investimenti e inclusione sociale». Un impegno necessario perché lo scorso anno la Germania ha fatto l’1,9 per cento di Pil e la Francia l’1,1 per cento, comunque più di noi.
Dati definitivi da parte dell’Istat anche sul fianco scoperto del deficit. Nel 2016 siamo al 2,4 per cento del Pil, come fissato dal governo e in diminuzione sostanziale da circa cinque anni: non si scende tuttavia al 2,3 per cento come avevano fatto sperare gli ultimi dati della pur arcigna Commissione europea. Inoltre, nelle pieghe del comunicato Istat, si scorge che il 2015 è andato peggio di quanto pensavamo: la rettifica lo porta al 2,7 per cento invece del 2,6 fino ad oggi dato per acquisito.
Bisognerà attendere le prossime settimane per vedere come crescita e deficit, uniti al buon andamento delle entrate, potranno rendere meno dolorosa la natura delle misure della manovra- bis che resta fissata a 3,4 miliardi e che ieri il Commissario Moscovici è tornato a chiedere seppur con termini garbati: «Sono richieste ragionevoli, siate responsabili», ha incalzato l’Italia.
Sul nervo scoperto del debito, sotto osservazione della Commissione in base all’articolo 126.3 del Trattato, l’Istat fornisce qualche incoraggiamento e Padoan parla di stabilizzazione. Rispetto alla nota al Def del governo del settembre scorso nel 2015 scende al 132 per cento del Pil (di 0,3 punti percentuali) e nel 2016 si attesta al 132,6 meglio delle stime della Commissione e dello stesso governo fermi al 132,8 per cento del Pil. Il Tesoro rileva che, senza un prudente accumulo di disponibilità finanziarie, il rapporto sarebbe sceso al 132,2 per cento del Pil.
In un tweet ieri Padoan ha rivendicato anche il calo della pressione fiscale che in tre anni è scesa di 1,3 punti: dal 43,6 del 2013 al 42,3 del 2016 che considera taglio di tasse anche il bonus- Renzi di 80 euro.
Acquisiti anche i consuntivi Istat ora Padoan guarda al doppio appuntamento manovra-bis e Def. Quest’ultimo documento dovrà essere varato entro il 10 aprile per essere inviato a Bruxelles entro il 30 dopo l’approvazione parlamentare: nel Def dovrà essere disegnata la cornice economica globale (tassi, petrolio, commercio, effetto Trump) dalla quale dovrà scaturire la crescita del 2018 che fino ad oggi il governo arriva ad ipotizzare all’1,2 per cento.
Nello stesso Def si attendono indicazioni sulla legge di Bilancio 2018 che dovrà essere presentata in Parlamento entro il 20 ottobre, in una fase a rischio elettorale: la scelta più importante riguarda la nuova sterilizzazione della clausola di salvaguardia da 19,5 miliardi che altrimenti farebbe scattare un nuovo aumento dell’Iva a partire dal gennaio 2018.

Roberto Petrini

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