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E se il Pil cala dell’8%? Lo stress test dell’Eba

Che cosa potrebbe accadere alle banche europee se prendesse forma una nuova recessione e se, di conseguenza, da qua al 2020 il Pil scendesse dell’8% rispetto alle previsioni? E con un crollo dei valori immobiliari del 28%? La risposta arriverà dall’Autorità bancaria europea il 2 novembre e sarà il frutto del nuovo round di stress test avviati ieri sotto l’egida della Bce. L’Eba ha alzato il velo sui dettagli degli scenari macroeconomici su cui saranno “testate” le banche europee per verificarne la loro tenuta. E i numeri fanno presagire una prova dura, anzi «la peggiore di sempre», secondo l’Eba stessa.
Due gli scenari previsti dagli stress test 2018. Uno di base, che punta a verificare la tenuta delle banche ipotizzando che l’economia non si discosti dalle previsioni pubblicate a dicembre dalla Bce.
L’altro, definito «avverso», ipotizza invece la concretizzazione di una serie di eventi shock da qua al 2020. E che prendano forma quattro minacce globali. Ovvero che si crei, a causa di ipotetici cambi nelle aspettative, un violento repricing dei mercati finanziari; che si generi un loop negativo tra la bassa redditività bancaria e la scarsa crescita nominale, timore che più volte la Bce ha espresso; che ci siano problemi di sostenibilità del debito pubblico e privato; che aumentino i rischi di liquidità nel settore finanziario non bancario con potenziali ricadute sul sistema finanziario.
I numeri per l’Italia
Tutto ciò si traduce in una serie di ipotesi numeriche su cui verificare la capacità delle banche di rimanere in piedi. Per l’Italia lo scenario avverso prevede anzitutto una deviazione cumulata del Pil del 6,5% al 2020 (con un calo del 2,7%). A questo si aggiunge una deviazione della disoccupazione del 2,2% rispetto alle previsioni base. Ma non basta: la maxi-recessione non potrebbe evitare di registrare un crollo del mercato immobiliare. A tal proposito, L’Eba mette in conto, per il nostro paese, un calo cumulato del 12% dei prezzi del residenziale e del 14% nel segmento commerciale. Infine, lo scenario avverso contempla anche un crollo dei prezzi dei listini azionari, con un ribasso del 35% nel 2018, del 31% nel 2019, e del 25% nel 2020. Tutti numeri, questi, che al pari del resto dei paesi europei, recepiscono nel 2019 un aggravio derivante dagli effetti potenziali (e negativi) legali all’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.
Nel dettaglio, l’esame dell’Autorità Bancaria Europea sarà condotto su 48 istituti di credito, 37 dei quali risultano banche dell’area euro direttamente monitorate da Bce e che rappresentano circa il 70% degli attivi dell’area euro. Tra queste ci sono quattro italiane, ovvero Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm e Ubi. Nel mirino di Francoforte ci saranno anche le 4 banche greche vigilate direttamente, che saranno incluse nell’esercizio così da completarlo prima della fine del programma europeo Esm. Realistico quindi che, per loro, la chiusura del processo avvenga entro il mese di maggio e non quindi il 2 novembre, quando sono attesi i risultati di tutte le altre banche.
Gli stress test «paralleli»
Francoforte tuttavia ha reso noto che gli stress test saranno condotti in parallelo sul totale delle 119 «significant», ovvero vigilate direttamente e non dalle autorità nazionali. Per l’Italia l’elenco va da Bper a Credem, da Iccrea a Mediobanca, da PopSondrio a Carige. Si tratterà di test semplificati, coerenti con la metodologia Eba, ma che considereranno anche le dimensioni minori e la minore complessità di queste istituzioni. I risultati degli stress test per tutte le istituzioni significative saranno utilizzati per valutare i fabbisogni di capitale del secondo pilastro delle singole banche nel contesto del processo di revisione e valutazione prudenziale, il cosiddetto Srep. Insomma, nessun «pass-or-fail». Come ricordato nelle scorse settimane dal numero uno dell’Ssm, Danièle Nouy, a fronte di un deficit di capitale nello scenario di base le banche saranno chiamate a coprire il buco. E in caso di un deficit nello scenario avverso, Bce valuterà caso per caso se le banche dovranno ricapitalizzare.

Luca Davi

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