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Pil a -1,9%, fisco record al 53,5%

La crisi ha finalmente trovato il suo pavimento? Il Centro studi della Confindustria ritiene di sì e sul finire del sesto anno di vacche magre mette in evidenza gli indizi di una possibile, prossima risalita. Nel frattempo però, le stime per l’anno in corso vengono riviste al ribasso: mentre in precedenza si parlava di una flessione del Pil dell’1,1 per cento con una ripresa intorno allo 0,6 l’anno prossimo la nuova stima mostra una flessione dell’attività produttiva dell’1,9 per cento nel 2013 e una risalita modesta (+0,5%) del Pil nel 2014: «Più che una previsione quel meno 1,9 per cento è una constatazione» ha precisato il direttore del CsC, Luca Paolazzi, per ricordare che buona parte del destino economico di quest’anno è già scritto, visti gli effetti di trascinamento dell’annus horribilis 2012 e vista la flessione del prodotto nei primi due trimestri del 2013.
L’ipotesi degli esperti del CsC è che nel quarto trimestre dell’anno i germogli di ripresa si traducano in un incremento nei tre mesi dello +0,2 per cento di Pil. «Ancorché permanga la situazione negativa che ben conosciamo, cominciamo a intravedere i presupposti di una lenta risalita, al punto da ritenere che riprenderemo a crescere dalla fine dell’anno» ha confermato nel suo intervento Fulvio Conti, vicepresidente di Confindustria con delega al Centro studi. Alcuni elementi concreti contribuiscono, del resto, a corroborare la fiducia: oggi c’è un minor costo dell’energia e dunque una minore inflazione, il che sostiene il potere d’acquisto; c’è una conferma del miglioramento dell’economia globale in particolar modo per quel che riguarda gli Usa e il Giappone, c’è, sottolineano gli economisti Confindustria, una maggiore stabilità di azione di governo, orientata alla crescita e c’è anche un cauto rinsaldarsi della fiducia. Sul terreno dei conti pubblici, inoltre, il rapporto CsC dà credito all’obiettivo del governo di contenere il deficit entro il 3% del Pil quest’anno (2,6% nel 2014) anche se rimarca che ciò richiede «un attento e rigoroso monitoraggio della spesa e della dinamica delle entrate». Del resto, lo stesso ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che nel corso di una trasmissione tv si è detto meno pessimista di Confindustria sulle prospettive congiunturali, ha chiarito che il governo garantirà comunque il rispetto di questo tetto.
Ma, nel frattempo, il quadro dell’economia reale non è allegro e fa capire chiaramente che l’uscita dalla crisi sarà molto lenta : la caduta della domanda totale interna quest’anno sarà del 3,5% dopo il -5,2% del 2012 ; i consumi delle famiglie flettono di altri tre punti percentuali e di uno 0,3% l’anno prossimo, totalizzando un meno 8,1% dal 2007 (non a caso il rapporto del CsC annota che negli ultimi quattro anni le famiglie italiane hanno ridotto i consumi di un ammontare pari a un mese di spesa (2.480 euro).
D’altra parte, dietro la severa spending review delle famiglie vi sono delle prospettive di lavoro sempre più precarie: dall’ultimo trimestre del 2007 al primo del 2013, si legge nel rapporto, le persone che hanno perso l’impiego sono 700mila di cui quasi la metà nell’ultimo anno; ma questa cifra è destinata ad aumentare fino a 814mila persone per la fine del 2014. Non basta: «La diminuzione delle unità di lavoro che includono il ricorso alla cassa integrazione guadagni e le altre forme di riduzione dell’orario di lavoro sfiorava 1,7 milioni nel primo trimestre del 2013 e supererà 1,8 milioni nel secondo 2014, quando l’assorbimento di lavoro inizierà nuovamente ad aumentare».
Inoltre, per famiglie e imprese che pagano le tasse la pressione fiscale è oramai diventata insostenibile e nel 2013 salirà al livello record del 44,6%, mentre quella effettiva, al netto del sommerso, schizzerà al 53,6%. Per il 2014 la previsione è quasi identica: 44,4% il carico fiscale ufficiale e 53,4% quello reale. Agli interventi del governo Confindustria assegna infine una promozione con riserva: «Bene l’enfasi verso la crescita, ma le misure varate sono ancora molto limitate».

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