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Pil -0,4%, legge di stabilità in cerca di 15,9 miliardi

Ancora un segno meno davanti all’andamento del prodotto interno lordo: -0,4%. Così chiuderà il 2014 e per l’anno prossimo si prevede uno smilzo 0,5 per cento. «È una situazione di estrema difficoltà, servono le riforme strutturali e interventi essenziali per la ripartenza, basati su competitività, produttività e liquidità», ha detto il direttore generale di Confindustria, Marcella Panucci, presentando gli Scenari di previsione del Centro studiinsieme al direttore del Csc, Luca Paolazzi.
Tre obiettivi che, insieme al rilancio degli investimenti pubblici e privati, saranno gli assi portanti delle proposte della confederazione in vista della legge di stabilità. Il paese è in recessione e resta un «rebus – scritto nel testo – capire se le misure adottate dal governo prima dell’estate siano efficaci. La legge di stabilità può rafforzarle operando su cuneo fiscale e investimenti pubblici e privati e sulle riforme strutturali». Il provvedimento quindi è uno snodo essenziale. Anche perché, ha sottolineato Paolazzi, «lo 0,5 del prossimo anno, dato più ottimista dello 0,1% dell’Ocse, è tutto da conquistare. Ci sono una serie di condizioni favorevoli, internazionali e nazionali ma è importante che si agisca per rilanciare competitività e investimenti».
Il rapporto del Csc fa un calcolo delle risorse che il governo dovrà recuperare nella legge di stabilità per finanziare una serie di impegni già previsti: 15,9 miliardi per il 2015; 21 per il 2016 e 25 per il 2017. Somme consistenti, sottolinea il Csc, che i tagli di spesa indicati nell’ambito della spending review (17 miliardi nel 2015 e 32 nel 2016) al netto di quelli già deliberati non sono per l’anno prossimo sufficienti a coprire. «Perciò è elevato – scrive il Csc – il rischio di coperture più tradizionali».
Occorrono tagli selettivi, ha sottolineato la Panucci, che ha voluto «scongiurare tagli lineari di spesa e un aumento della tassazione», insistendo sulle riforme strutturali, tra cui quelle istituzionali, la ricomposizione del bilancio pubblico, la riforma del mercato del lavoro, che è il fulcro delle riforme economiche, anche toccando l’articolo 18. «Serve una riforma complessiva del mercato del lavoro che vada nel senso di una maggiore flessibilità nella gestione del rapporto, nell’accesso e nell’uscita. L’articolo 18 deve essere oggetto di revisione ma è un aspetto della riforma, un punto di arrivo di un disegno che riguardi anche le politiche attive e passive e che punti ad un mercato del lavoro dinamico», ha spiegato il direttore generale di Confindustria. Che ha anche aggiunto la necessità di intervenire per ridurre la tassazione sul costo del lavoro, sugli immobili di impresa e prevedere incentivi strutturali e più forti per la detassazione e decontribuzione dei salari di produttività. Un calo del costo del lavoro per unità di prodotto, che crescerà dello 0,8% nel 2014 e 0,7 nel 2015, avrebbe una rapida incidenza, come ha spiegato Paolazzi: un 1% in meno porterebbe un aumento dell’export dello 0,4%.
Anche la liquidità è fondamentale: sui debiti della Pa «la certificazione – ha detto la Panucci – ha cominciato a dare risultati, ma sono esclusi i pagamenti in conto capitale, stimati in 10 miliardi, e per quelli sanitari sono escluse le Regioni sottoposte a piano di rientro». Esclusioni da rivedere e in aggiunta andrebbe rafforzato il fondo di solidarietà. Bisogna agire per rafforzare alcune condizioni favorevoli che si prospettano: l’euro che è sceso dai massimi e tenderà a perdere quota; la domanda mondiale in ripresa al 4% nel 2015; la crescita americana al 3,1; andranno meglio i paesi emergenti; i tassi di interessi restano bassi, la Fed comincerà ad aumentarli dalla seconda metà del 2015; le azioni della Bce; un atteggiamento flessibile pur nel rispetto delle regole, nella Ue. All’interno del paese è positivo il pagamento dei debiti della Pa, ci sarà l’impatto dell’Expo, le misure Bce puntano a favorire i prestiti. Inoltre l’occupazione si sta stabilizzando: cala dello 0,6% nel 2014 per risalire dello 0,2% nel 2015, mentre il tasso di disoccupazione resta stabile al 12,5. Riforme e investimenti sono necessari perchè lo 0,5 di aumento del Pil «è insufficiente – sostiene Paolazzi – a risollevare il paese in termini di occupati, reddito delle famiglie e redditività delle imprese».

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