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Piketty: “Un fondo comune per ridurre i debiti”

L’economista francese Thomas Piketty, autore de il “Il Capitale nel ventunesimo secolo”, era ieri a Firenze per un workshop all’Istituto universitario europeo.
Professore, è il giorno del quantitative easing, cosa si aspetta?
«La Bce sta facendo il possibile. E penso che continuerà a farlo, anche con inventiva, ma la creatività non può risolvere tutti i problemi. E’ impossibile gestire la moneta unica con 18 diversi debiti pubblici, 18 diversi tassi d’interesse, 18 diversi sistemi fiscali in competizione tra loro. Serve un fondo comune che governi la riduzione dei debiti pubblici. Questo non significa annullare in un unico contenitore i debiti degli Stati, le differenze rimarranno, ma bisogna permettere alla Bce di fissare gli obiettivi di inflazione e pianificare la crescita. Ripeto: finché non agiremo in questa direzione la Bce farà quel che può ma non risolverà tutti i problemi».
E’ anche il giorno, a Firenze, del summit Italia- Germania tra Renzi e Merkel. D’accordo con chi contesterà la cancelliera?
«Gli errori li hanno fatti insieme tutti gli Stati, in particolare col fiscal compact adottato nel 2012: ha imposto una troppo rapida riduzione del debito pubblico che ha ucciso la crescita. Oggi non è tanto utile puntare l’indice contro la Germania quanto mettere sul tavolo proposte per una nuova governance democratica nell’area euro. Italia, Spagna e Francia dovrebbero chiedere di porre il Parlamento Europeo al centro dei processi decisionale sul debito pubblico, sugli investimenti, sulla tassazioni delle imprese. La Germania può temere la prospettiva di finire in minoranza, ma non può evitare all’infinito di accettare il compromesso. E se riuscissimo in questa rifondazione democratica dell’Europa finiremmo per avere meno austerity e disoccupazione, più crescita. Il problema è che oggi non c’è proposta sul tavolo. I governi italiano e francese si lamentano dei tedeschi ma non sono sufficientemente coraggiosi da avanzare un’azione del genere».
Che succede se vincono in Grecia Syriza e in Spagna Podemos?
«Penso che i leader di Berlino, Parigi e Bruxelles dovranno dialogare con Syriza e Podemos, che fondamentalmente sono partiti internazionalisti e pro europei. Dovrebbero aiutarli a trovare una strada per costruire insieme un sistema di governance più democratico per l’Europa. Insidiose sono semmai le prossime elezioni in Francia, dove è probabile che l’estrema destra vinca in un buon numero di regioni. E i leader di Berlino e Parigi dovrebbero essere spaventati più dall’estrema destra che dall’estrema sinistra».
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