Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Pignorata la quota societaria intestata fittiziamente al partner

È soggetta a pignoramento la quota societaria intestata fittiziamente alla compagna dell’ex marito inadempiente agli obblighi di mantenimento imposti dal giudice della separazione. Niente da fare, invece, sul fronte del danno non patrimoniale.

Lo ha stabilito il tribunale di Trento che, con la sentenza 69/2013, ha accolto il ricorso di una ex moglie che, date le gravi inadempienze del marito agli obblighi di mantenimento imposti dal giudice della separazione, aveva chiesto il pignoramento della partecipazione societaria di lui e di parte degli utili a una società la cui quota era stata fittiziamente intestata alla nuova compagna.

Sul punto i giudici hanno chiarito che il motivo illecito che, se comune e determinante, determina la nullità del contratto, si identifica con una finalità vietata dall’ordinamento perché contraria a norma imperativa, ai principi dell’ordine pubblico o del buon costume, ovvero poiché diretta a eludere, mediante detta stipulazione, una norma imperativa.

Pertanto, l’intento delle parti di recare pregiudizio ad altri, quale quello di attuare una frode ai creditori, di vanificare un’aspettativa giuridica tutelata o di impedire l’esercizio di un diritto-diritto, non è illecito, ove non sia riconducibile a una di tali fattispecie, non rinvenendosi nell’ordinamento una norma che sancisca in via generale (come per il contratto in frode alla legge) l’invalidità del contratto in frode dei terzi, per il quale, invece, l’ordinamento accorda rimedi specifici, correlati alle varie ipotesi di pregiudizio che essi possano risentire dall’altrui attività negoziale.

Ciò è proprio quanto si è verificato nel caso sottoposto all’esame dei giudici in cui il negozio fiduciario stipulato dalle parti, per l’interposizione (reale) nell’intestazione della partecipazione sociale, non lede di per sé una norma imperativa (come avrebbe potuto essere in un’astratta ipotesi di divieto normativo, per il soggetto interponente, di far parte di una società), ma produce l’effetto di recare pregiudizio alle ragioni dei creditori (e cioè della ex moglie) a tutela dei quali l’ordinamento appronta lo specifico rimedio dell’azione revocatoria ex articolo 2901 cc, in forza della quale il creditore può ottenere la dichiarazione di inefficacia, nei suoi confronti, di un atto di disposizione pregiudizievole delle sue ragioni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un balzo in avanti. In parte previsto, ma che comunque apre una prospettiva diversa rispetto al pess...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Decontribuzione dal 50 al 100% per i lavoratori che usciranno dalla cassa integrazione del settore t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dica la verità, senatrice Bongiorno, ma la Lega vuole davvero i fondi del Recovery che sono legati ...

Oggi sulla stampa