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Pignoramenti, ritenute su misura

di Andrea Bongi

Pignoramenti presso terzi: niente ritenuta sugli assegni periodici al coniuge e nelle procedure esecutive intentate da Equitalia. Il terzo erogatore, che rivesta anche la qualifica di sostituto d'imposta, è obbligato ad applicare e versare la ritenuta se le somme dallo stesso corrisposte al creditore pignoratizio siano soggette all'obbligo della ritenuta d'acconto ai sensi delle vigenti disposizioni normative e se, allo stesso tempo, il creditore pignorante sia un soggetto irpef.

Il terzo erogatore, in assenza di contrarie indicazioni al riguardo, non essendo tenuto ad effettuare alcuna indagine sulla natura e qualità delle somme da erogare, provvederà sempre ad applicare alle stesse la ritenuta alla fonte.

Sono questi, in sintesi, i principali chiarimenti sull'applicazione concreta del nuovo meccanismo della ritenuta d'acconto del 20% sulle somme liquidate a seguito delle procedure esecutive di pignoramento presso terzi introdotte dal dl 78/2009, contenute nella circolare n.8/e diffusa ieri dall'agenzia delle entrate.

Tornando alle due principali esclusioni dal meccanismo della ritenuta del 20%, la circolare ricorda come nel caso del pagamento degli alimenti al coniuge, il diritto di famiglia prevede per queste somme una forma di tutela più immediata ed efficace che rende inapplicabile la disposizione contenuta nell'articolo 15 del citato dl 78/2009.

Per le procedure esecutive intentante invece dagli agenti della riscossione la motivazione dell'esclusione delle somme pignorate presso terzi dall'applicazione della ritenuta alla fonte del 20% è dovuta invece dalla garanzia rivestita dallo stesso creditore pignoratizio che è appunto l'ente al quale è affidata la riscossione dei tributi statali.

Per quanto attiene alle condizioni che danno luogo all'assoggettamento delle somme corrisposte dal terzo al creditore pignoratizio alla ritenuta alla fonte la circolare ne individua essenzialmente tre: in primo luogo le somme oggetto di pignoramento devono essere assoggettabili a ritenuta alla fonte; il creditore pignoratizio deve essere un soggetto irpef ed infine il terzo erogatore deve essere un sostituto d'imposta ossia un soggetto che per legge è obbligato a pagare le imposte in luogo di altri.

Quanto alla misura della ritenuta d'acconto la circolare precisa come la norma abbia fissato la stessa nella misura fissa del 20% al fine di agevolare il compito del terzo erogatore che non dovrà indagare su quale tipo di ritenuta applicare nell'alveo delle misure attualmente previste nell'ordinamento. Sempre in tale ottica il legislatore ha inoltre previsto che il terzo erogatore non debba preoccuparsi di verificare se le somme da pagare al terzo debitore siano o meno soggette all'obbligo della ritenuta ed in quale ammontare (es. imponibile, spese anticipate, etc), dovendo egli, in assenza di contrarie istruzioni al riguardo, procedere ad applicare le ritenuta alla fonte.

Sarà quindi il creditore pignoratizio, recita la circolare, che dovrà esonerare il terzo debitore dall'applicazione della ritenuta attestando, mediante dichiarazione da rendersi ai sensi degli artt. 47 e 76 del dpr n. 445 del 2000 l'insussistenza, in tutto o in parte, delle condizioni per cui la ritenuta stessa si applichi.

Se oggetto di pignoramento sono anche le spese di lite sostenute dal creditore, il terzo debitore dovrà assoggettare a ritenuta anche queste ultime.

L'esclusione dall'obbligo della ritenuta dei creditori pignoratizi aventi la qualifica di soggetti Ires, ricorda la circolare in commento, è giustificata con la marginalità delle ipotesi in cui tali soggetti subiscano ritenute alla fonte.

In alcune particolari ipotesi il meccanismo introdotto dall'articolo 15 del dl 78/2009 potrebbe far assoggettare le stesse somme alla «doppia ritenuta», ciò si verifica , ad esempio, nel caso in cui il terzo erogatore sia anche sostituto d'imposta nei confronti del debitore, essendo per esempio, il suo datore di lavoro. Nel caso dei pignoramenti presso terzi, precisa la circolare «…coesistono e rilevano due distinti rapporti obbligatori: quello fra il debitore e il creditore pignoratizio, che sfocia nella procedura esecutiva, e quello fra il debitore e il terzo erogatore, a sua volta debitore del primo, che giustifica l'esecuzione presso il terzo medesimo».

La circolare esamina poi in dettaglio gli adempimenti che fanno carico ai tre soggetti che entrano in gioco ossia: terzo erogatore, creditore pignoratizio e debitore.

Il terzo erogatore, sul quale si concentrano i maggiori obblighi, dovrà: operare e versare nei termini di legge la ritenuta con l'apposito codice tributo (1049); comunicare al debitore somme erogate e ritenute effettuate; certificare quanto sopra al creditore pignoratizio ed infine indicare nel proprio modello 770 i dati del creditore pignoratizio e del debitore nonché le somme erogate e le ritenute effettuate.

Il creditore pignoratizio dovrà invece dichiarare sempre e comunque le somme percepite ( anche se fossero redditi a tassazione separata) nonché le ritenute subite scomputandole dalle imposte dovute o chiedendone il rimborso.

Il debitore invece è tenuto ad indicare nel modello 770 i dati del creditore pignoratizio e la natura delle somme pignorate oggetto del debito (lavoro autonomo, dipendente, ecc.).

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