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Pignoramenti, informazioni senza il consenso privacy

Informazioni sui pignoramenti senza consenso. Lo ha stabilito il garante della privacy con il provvedimento n. 211/2012, che ha respinto il ricorso di un privato contro un’agenzia di informazioni creditizie. Nel caso in questione è stato chiesto all’agenzia di ottenere la cancellazione dagli archivi dei dati relativi ad un pignoramento immobiliare. L’agenzia si è difesa sostenendo di avere attinto le informazioni da un archivio pubblico (in questo caso i dati sono risultati corrispondenti alle informazioni conservate presso i competenti uffici dell’Agenzia del territorio). Per i dati provenienti da pubblici registri il codice della privacy prevede che il trattamento possa avvenire senza il consenso dell’interessato (articolo 24).

Il garante della privacy ha accolto la tesi dell’agenzia di informazioni e ha respinto il ricorso. Il garante non ritenuto, quindi, di bloccare un flusso di dati, mediante il quale le agenzie non fanno altro che veicolare presso la clientela le medesime informazioni contenute nella fonte pubblica di riferimento.

Il trattamento è risultato legittimo, anche per un altro profilo: i dati sono stati registrati in un archivio contenente dati di fonte pubblica ed è autonomo e distinto al sistema di informazioni creditizie. L’utilità per chi si rivolge alle agenzie è poter avere un accesso più agevolato alle informazioni che, diversamente, bisognerebbe chiedere a uffici diversi con una perdita di tempo e di denaro. I dati che provengono da registri ed elenchi pubblici, dunque, possono essere trattati senza necessità di acquisire il consenso preventivo dell’interessato. Rimane anche in questi casi, tuttavia, l’obbligo di trattare dati esatti ed aggiornati. Quindi se si comunicano i dati presi dall’elenco pubblico bisogna avere l’accortezza di controllare che non ci siano errori. La comunicazione di dati non aggiornati può essere un danno per l’interessati: si pensi a notizie negative già superate da circostanze sopravvenute. In tale situazione il trattamento contrasta comunque con l’articolo 11 del codice della privacy e apre la strada a richieste di risarcimento del danno, anche non patrimoniale.

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