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Pignoramenti in rottamazione

Computate, almeno in parte, nella rottamazione le somme ottenute dall’Agente della riscossione a seguito delle azioni esecutive avviate precedentemente alla presentazione dell’istanza di definizione agevolata dei carichi pendenti ed effetti del mancato pagamento del dovuto per la rottamazione.

Con l’avvicinarsi della scadenza per il pagamento di quanto dovuto per la rottamazione Agenzia Entrate Riscossione (Aer) aggiorna il proprio manuale che ItaliaOggi è in grado di anticipare, sulla definizione chiarendo, proprio come saranno computate le somme riscosse in pendenza dei procedimenti esecutivi non sospesi e gli effetti nei confronti dei contribuenti del mancato pagamento degli importi definiti.

Somme derivanti da azioni esecutive non sospese. La presentazione dell’istanza di rottamazione impediva all’agente della riscossione sia di avviare nuove azioni cautelari e/o esecutive per i carichi definibili ricompresi nella dichiarazione sia di proseguire le azioni già avviate salvo il caso in cui queste fossero in una fase già avanzata dell’iter procedurale.

Fino ad oggi, tuttavia, non era chiaro a quali debiti del contribuente sarebbero state imputate le somme derivanti dalle procedure, che per il loro stato avanzato, non fossero state sospese. Al riguardo l’Aer ha chiarito che eventuali somme derivanti da azioni che ricomprendono in tutto o in parte carichi oggetto della dichiarazione di adesione, avviate precedentemente alla presentazione della dichiarazione stessa, ivi comprese quelle che sono riscosse periodicamente in virtù di quelle procedure che hanno carattere di continuità (per esempio, pignoramenti presso terzi per salari e stipendi ecc.) saranno imputate, per il totale dell’importo riscosso, secondo il seguente ordine:

a) ai carichi oggetto dell’azione relativi ai crediti comunitari (art. 6, c. 10, lett. a) e b) dl 193/2016);

b) ai carichi, oggetto sia dell’azione che della dichiarazione di adesione, purché definibili, nei limiti degli importi dovuti per l’effetto della definizione;

c) ai restanti carichi, oggetto dell’azione, diversi dai precedenti;

le somme residuali saranno rimborsate al contribuente.

Effetti del mancato pagamento di quanto dovuto per la definizione. L’AER, nel manuale operativo, ha tracciato inoltre quali saranno gli effetti in capo al contribuente nei casi in cui questo non versi a) la prima o unica rata e b) le rate successive dovute per la rottamazione:

a) la rottamazione non produrrà alcun effetto e le somme eventualmente versate in forza della definizione saranno considerate un acconto sul debito totale del contribuente qualora questo non versi, versi tardivamente o in modo insufficiente l’unica rata o la prima rata (in scadenza il 31/7) del dovuto per la rottamazione. In tal caso i termini di prescrizione e decadenza riprenderanno a decorrere e l’agente della riscossione proseguirà il recupero dei debiti residui. Per quanto riguarda i piani rateali in essere al 24/10/2016 (e al corrente con i pagamenti delle rate scadute a tutto il 31/12/2016 aventi ad oggetto i carichi di cui si è richiesta la rottamazione), i contribuenti potranno riprendere a versare le proprie rate. Preclusa invece la possibilità di rateizzare i debiti per i quali si è chiesta la definizione oltre i termini per il loro pagamento e per i quali non era già in corso un piano di ammortamento. Solamente i contribuenti che hanno presentato istanza di definizione per carichi non ancora scaduti possono richiedere, qualora decidessero di non voler versare il dovuto per la definizione, un piano di rateazione;

b) in caso di mancato pagamento delle rate successive alla prima il contribuente perderà la possibilità di riaccedere ai precedenti piani di dilazione e avrà la facoltà di chiedere la rateazione solamente per i carichi oggetto di definizione non ancora scaduti alla data di presentazione dell’istanza.

Claudia Marinozzi

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