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Pignoramenti e vendite più efficaci

Porta agevolazioni a debitori e creditori l’entrata in vigore, il 20 agosto, della legge 132/2015 di conversione del Dl 83/2015 sulla giustizia, che ha apportato non poche novità in favore sia degli uni che degli altri.
Un aiuto ai debitori
Stanno un po’ più tranquilli i debitori, perché anche dopo avere ricevuto, con l’atto di precetto, la notifica dell’intimazione di pagamento, hanno ancora la possibilità di proporre ai propri creditori un accordo di composizione bonaria oppure un «piano del consumatore», strumento che consente a coloro che si trovano in difficoltà di rinegoziare i propri debiti e di pagarli magari solo parzialmente.
Si ritiene che possano usufruirne le persone fisiche, le microimprese o, in genere, coloro che non sono assoggettabili alle procedure concorsuali. Questa limitazione a ben vedere non emerge dal testo riformato dell’articolo 480 del Codice di procedura civile, ma la si può presumere dalla legge 3/2012 che detta la disciplina su questo punto. Tuttavia, c’è anche chi sostiene che il legislatore, omettendo ogni riferimento a questo disposto normativo, abbia inteso consentire indistintamente a tutti l’uso di questo rimedio. È chiaro, però, che questa lettura comporterebbe non pochi problemi applicativi, visto che il mancato richiamo nell’atto di precetto di simile opportunità comporta la nullità dell’atto stesso: in attesa che si consolidi un orientamento dei giudici potrebbe essere utile, allora, cautelarsi inserendo nel precetto un generico richiamo che fa salva l’attivazione delle procedure ex lege 3/2012 nei casi previsti dalla normativa.
In ogni caso, deve trattarsi di situazioni di sovraindebitamento in cui i debiti sono talmente tanti da non consentire al debitore di poter farvi fronte con il proprio patrimonio. La proceduta da seguire per usufruire di questa opportunità non è delle più semplici, perché occorre comunque ricorrere al giudice, dopo avere interpellato un organismo di composizione della crisi ovvero un professionista nominato dal giudice stesso. Sarà poi il tribunale a valutare la buona fede del debitore e l’attendibilità del piano proposto e a disporre semmai, accogliendolo, la sospensione di tutte le procedure esecutive in corso. Un percorso non facile, di cui andrà di volta in volta valutata la convenienza anche in ragione dei costi da sostenere.
Il pignoramento
Mal che vada si arriva al pignoramento, la cui funzione è quella di porre un vincolo di destinazione su uno o più beni del debitore, perché i cespiti così individuati possano soddisfare, previa loro liquidazione e trasformazione in denaro, i vari creditori. Anche sotto questo profilo è arrivato un aiuto per il debitore, perché, in primo luogo, si è accorciato il termine di efficacia del pignoramento, che la perde se entro 45 giorni (e non più 90) dal suo compimento il creditore non richiede l’assegnazione o la vendita del bene pignorato.
È inoltre agevolata la richiesta di conversione del pignoramento (articolo 495 del Codice di procedura ), cioè la sostituzione dell’oggetto della procedura e il trasferimento su una somma di denaro del vincolo costituito con il pignoramento. La novità consiste nel fatto che la facoltà per il debitore di versare ratealmente la somma che il giudice ha ritenuto equa per la sostituzione, dapprima prevista solo nel caso in cui il pignoramento fosse caduto su beni immobili, è ora riconosciuta anche nel caso in cui il bene oggetto dell’esecuzione sia mobile.
È raddoppiato, da 18 a 36, il numero delle rate in cui suddividere, in presenza di giustificati motivi, il versamento dell’intero debito.
I creditori non dovranno però attendere l’integrale avvenuto pagamento di tutte le rate prima di essere soddisfatti perché adesso il giudice provvede ogni sei mesi alla distribuzione tra loro di quanto versato dal debitore. I beni pignorati saranno naturalmente liberati dal vincolo solo dopo il versamento dell’intera somma. Da tutto ciò trae vantaggio anche il creditore, che vede garantita la realizzazione integrale delle sue pretese in tempi verosimilmente più celeri e senza il rischio di vendita infruttuosa o con esito insoddisfacente.
La vendita dei beni pignorati
Ci sono novità anche in tema di custodia e di vendita dei beni mobili pignorati, che possono essere oggi affidati, in alternativa all’istituto vendite giudiziarie, anche a soggetti specializzati nel settore di competenza e iscritti in un elenco istituito presso ogni tribunale a cura del presidente, che provvede dopo avere sentito il procuratore della Repubblica (articolo 169-sexies delle disposizioni di attuazione del Codice di procedura ). Il che significa maggior garanzia sulla custodia dei beni e sulla corretta applicazione delle regole nella vendita.
Spetterà al giudice fissare il numero totale (non inferiore a tre) degli esperimenti di vendita, i criteri per determinare i ribassi e il termine finale (non inferiore a sei mesi e non superiore a un anno) entro cui il tecnico incaricato dovrà restituire gli atti, così che la procedura possa dichiararsi chiusa.

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