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Pignoramenti a due vie

Stop ai pignoramenti sui beni confiscati e in attesa di aggiudicazione ma non su quelli sequestrati. Retroattiva la legge di Stabilità 2013 sui cespiti colpiti da misure di prevenzione: data spartiacque il 1° gennaio scorso. La Suprema corte fa il punto sulle nuove norme introdotte dalla legge di stabilità 2013 in tema di sequestro e confisca dei beni strappati alla mafia: l’inibitoria riguarda soltanto i beni confiscati, con la conseguenza che i pignoramenti sul patrimonio sequestrato non possono essere sospesi, anzi proseguono fino all’eventuale misura ablatoria definitiva. È quanto emerge dalla sentenza 20902/13, pubblicata il 12 novembre dalla terza sezione civile: si tratta di una delle prime pronunce in materia. Accolto, a causa della nuova legge, il ricorso proposto dalla banca contro la sentenza che accolse l’opposizione all’esecuzione immobiliare proposta dall’amministratore giudiziario dei beni sequestrati e poi confiscati. Per i beni oggetto della procedura di prevenzione che al d-day rappresentato dal primo gennaio 2013 sono già confiscati ma non ancora aggiudicati la misura di prevenzione patrimoniale, nel rapporto ipoteca-confisca, prevale indipendentemente dal dato temporale: la conseguenza è che si estinguono di diritto gli oneri e i pesi iscritti o trascritti. Il terzo di buona fede, titolare di un diritto reale di godimento o di garanzia, come ad esempio la banca, è ammesso a una tutela di tipo risarcitorio, con la richiesta attraverso un procedimento ad hoc per il riconoscimento del suo credito. In questo caso la misura di prevenzione disposta prima del 13 ottobre 2012 e risulta dunque soggetta alla vecchia legge 575/65. Sbaglia la sentenza del Tribunale che accoglie l’opposizione di terzo all’esecuzione immobiliare proposta dall’amministratore giudiziario, dichiarando in sostanza una sorta di improseguibilità temporanea del pignoramento immobiliare fino all’accertamento della buona fede dei creditori titolari dei diritti reali di garanzia, come ad esempio la banca: i principi ai quali si ispira il giudice del merito sono infatti superati dalle norme sopravvenute. La parola passa al giudice del rinvio.

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