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Pignorabilità crediti: disparità di trattamento giustificata

I limiti posti al pignoramento dei conti correnti di lavoratori dipendenti o pensionati non creano un trattamento di sfavore nei confronti di lavoratori autonomi, rispetto ai quali il conto corrente è pignorabile al 100%. Infatti «le deroghe alla pignorabilità dei crediti hanno carattere puntuale e tassativo e non possono essere oggetto di estensione generalizzata». È quanto ha affermato il sottosegretario al Mef Claudio Durigon nelle interrogazioni in commissione finanze alla Camera di ieri in cui ha riportato il parere del Ministero della giustizia, che ha evidenziato che «La ratio sottesa alla piena pignorabilità dei conti correnti dei lavoratori non dipendenti risiede nel fatto che i relativi proventi, derivanti da attività di impresa o professionale, non hanno carattere fisso o cadenza regolare ma possono variare nell’ammontare ed essere percepiti anche in forme diverse dall’accredito sul conto corrente, così sfuggendo agli effetti del precedente pignoramento». Infatti la disparità di trattamento deriva dal fatto che se il pignoramento del conto corrente sul quale viene accreditato lo stipendio del lavoratore dipendente ha carattere permanente ed è idoneo a perdurare fino al soddisfacimento dell’intero credito, quello del conto corrente del lavoratore autonomo si esaurisce nell’attività del pignoramento di tutte le somme in esso presenti, potendo il titolare bloccare i successivi accrediti e percepire la propria remunerazione con altre modalità, o ottenere dal giudice la liberazione del conto corrente una volta prelevato tutto quanto ivi depositato.

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