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Pignorabili i ricavi delle aste giudiziarie

I crediti vantati verso il ministero della Giustizia possono essere pignorati presso terzi, sfruttando uno spazio lasciato aperto dalla legge.
Così almeno la pensa il tribunale di La Spezia, che il 23 gennaio scorso ha accolto la domanda proposta da una signora a cui la Corte d’appello di Torino aveva riconosciuto un indennizzo per l’irragionevole durata di un processo civile. Una decisione, questa, che potrebbe formare un precedente interessante per centinaia di esecuzioni pendenti.
L’ordinanza, che pure è stata presa senza l’opposizione dell’Avvocatura dello Stato – non comparsa in udienza –, stabilisce che il credito può essere soddisfatto sui conti dell’Istituto vendite giudiziarie e in particolare sulle provviste ottenute dalle aste sui beni confiscati e in attesa di essere girate alla Giustizia.
La vicenda era sorta sulle ceneri di un procedimento davanti al tribunale di La Spezia per responsabilità civile da sinistro stradale, che aveva originato un diritto al risarcimento da irragionevole durata (legge Pinto) per l’ammontare di circa 5.800 euro.
In prima battuta il legale della signora aveva tentato di rivalersi sui crediti del ministero presso Equitalia e presso la Banca d’Italia, ma il giudice dell’esecuzione aveva rigettato la domanda, rilevando l’impignorabilità delle somme di spettanza dello Stato e depositate presso quei terzi in forza della vigente normativa (in particolare l’articolo 42 comma 7-novies della legge 14/2009: «Non sono soggette a esecuzione forzata le somme incassate dagli agenti della riscossione e destinate ad essere riversate agli enti creditori»). A quel punto il difensore della donna – Claudio Cipollini – ha scelto di puntare sui conti dell’Istituto vendite giudiziarie, considerato che il ricavato delle vendite dei beni confiscati viene versato su un conto corrente intestato all’Istituto stesso, in attesa di essere a sua volta girato al ministero della Giustizia.
Nel breve periodo del transito delle somme il ministero, dal punto di vista tecnico, vanta un diritto di credito nei confronti dell’Ivg: l’azione del legale spezzino si è concentrata proprio su questo passaggio temporaneo «poiché ritenevo – dice l’avvocato – che tale credito rientra nell’ambito dei beni pignorabili essendo beni sprovvisti di una specifica destinazione ex lege e, comunque, di crediti per i quali non esistono norme ad hoc dirette a sancirne l’impignorabilità».
Al giudice dell’esecuzione non è rimasto che prendere atto della mancanza di un divieto legale al pignoramento, assegnando alla vittima del processo troppo lungo la somma vantata, in aggiunta alle spese del procedimento.

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