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Pignorabili anche i contributi

I contributi erogati da soggetti pubblici quali una Camera di commercio, non sfuggono al pignoramento chiesto dall’esattore. Lo ha sottolineato la Corte di Cassazione, con la sentenza 1113 depositata ieri, decidendo a favore della società di riscossione una lite iniziata da un debitore che a sua volta era creditore verso al Camera di commercio per contributi sull’assunzione di apprendisti.
Il codice civile
Il codice civile prevede che il debitore risponda con tutti i propri beni, presenti e futuri, dell’adempimento delle sue obbligazioni (articolo 2740).
Ma non tutto ciò che entra nel patrimonio del debitore può essere pignorato. In particolare, nel caso deciso dalla Suprema corte, il debitore doveva riscuotere un credito verso la Camera di commercio, avendo beneficiato di una somma proporzionale al numero di apprendisti assunti .
I giudici di prima istanza
Un credito di questo tipo, secondo i il Tribunale di Enna, avrebbe natura di sovvenzione pubblica, cioè caratteristiche sufficienti a sottrarre le somme dall’aggressione da parte dell’esattore. Secondo i giudici siciliani, i contributi della Camera di Commercio rientravano, per analogia, tra quelli ritenuti impignorabili secondo gli articoli 514, 515 e 516 del codice di procedura civile e da altre leggi speciali. Alcuni beni sono infatti immuni da pignoramenti attivati da creditori: ad esempio, non è aggredibile il fondo patrimoniale per i debiti che il creditore conosceva essere stati assunti per finalità estranee alle esigenze della famiglia (articolo 170 del Codice civile), nel senso che il creditore può aggredire il fondo patrimoniale solo se ha concesso un credito per le esigenze della famiglia.
Altre norme fanno derivare l’impignorabilità di determinati tipi di beni o fissano vincoli di destinazione alle somme erogate dalle organizzazioni pubbliche, ed introducono una limitazione alla responsabilità patrimoniale del debitore.
La pignorabilità
Ad esempio, si è discusso se possano ritenersi impignorabili le somme erogate, a titolo di contributi per la ricostruzione delle zone terremotate del 1980, ai sensi della legge n. 291 del 1981: la risposta è stata sfavorevole al debitore, che ha subito il pignoramento per debiti pregressi, perdendo la disponibilità di quanto gli era dovuto a titolo di contributo di ricostruzione (si veda la Cassazione n. 8966/1998). Come per i contributi finalizzati alla ricostruzione, anche nel caso deciso da Cassazione 1113/2014, il dubbio riguarda la perdita della finalità di un contributo che, nato per agevolare l’assunzione di apprendisti, era distolto da tale scopo a causa dell’aggressione da parte di creditori.
Il divieto di estensione
L’orientamento dei giudici della Suprema corte è sfavorevole a un’estensione della categoria dei crediti impignorabili: non basta infatti la generica natura di sovvenzione pubblica, a rendere immuni i contributi dagli attacchi dell’erario esattore. Questo ragionamento è affine a quello che viene utilizzato per escludere dalla tassazione i contributi erogati da soggetti pubblici: si distingue infatti a seconda che il contributo sia erogato a fondo perduto (e non entra a comporre la base imponibile), o se il contributo sia direttamente connesso ad un prezzo che il fornitore pratica alla propria clientela (Cassazione 16827/2007).
I crediti non aggredibili
Ma per la riscossione dei crediti, il confine è molto netto: sono sottratti al pignoramento presso terzi solo i crediti espressamente qualificati non aggredibili, senza che possano aver rilievo le finalità pubbliche che vengono danneggiate dalla perdita del contributo. In altri termini, il legislatore (articolo 2740 del codice civile) garantisce maggiormente il creditore rispetto alle esigenze (anche pubbliche) che sono alla base di generici contributi non rafforzati da una espressa clausola di impignorabilità.

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