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Pier Silvio Berlusconi: “Sì a Mediaset-Telecom ma solo sulla pay-tv non diventeremo soci”

«Non c’è nessuna mira da parte nostra sull’azionariato di Telecom, e tantomeno sul controllo ». Pier Silvio Berlusconi è tranchant su questo punto e ha il merito di mettere la parola fine alle indiscrezioni che nelle settimane scorse si sono inseguite evocando un possibile matrimonio tra Mediaset e Telecom. Tuttavia l’idea di far incontrare i contenuti di Mediaset con gli utenti della telefonia e della banda larga ha preso più forza nell’ultimo periodo tanto che i vertici del Biscione hanno avviato colloqui con la società telefonica per vedere se esistono spazi per una partnership. «Portiamo avanti un progetto industriale per legare l’abbonamento alla pay tv ai servizi telefonici — ha detto Pier Silvio a Bruno Vespa nel suo ultimo libro — ci crediamo profondamente e lo svilupperemo. Certo, una partnership con Telecom avrebbe senso. Ma ci sono anche altre strade». A stretto giro gli ha risposto Marco Patuano, ad di Telecom: «Stiamo discutendo accordi non in esclusiva che non ci impediscono di definire collaborazioni anche con altri operatori per assicurare uno sviluppo della tv on demand attraverso la connettività a banda larga».

In realtà la strada per arrivare a un accordo non è così in discesa in quanto Telecom ha già stipulato una alleanza di questo tipo con Sky e l’offerta congiunta partirà a febbraio 2015. Con la tv di Rupert Murdoch Telecom si è impegnata non poco visto che in cinque anni prevede di acquisire circa un milione di nuovi clienti che al momento non hanno la parabola. Se questi target non venissero rispettati è prevista anche una penale, che secondo alcune fonti è pari a 360 milioni. Mediaset Premium, invece, trasmettendo sul digitale terrestre in pay, non avrebbe un nuovo mercato da proporre a Telecom, e per rimontare cerca di giocare la carta dell’italianità. «Il nostro progetto è giusto non solo per Mediaset premium e per Telecom, ma anche per il paese – ha detto Berlusconi jr -. L’Italia non perderebbe una delle ultime occasioni per mantenere in mani italiane la leadership in un settore strategico come questo».
La nuova frontiera della pay tv, dunque, è l’accesso alla banda larga e ai suoi servizi aggiuntivi che progressivamente andrà a erodere il business della tv in chiaro, un campo nel quale la concorrenza è già molto agguerrita. «Le voci secondo cui Sky trasferirebbe dei canali in chiaro, secondo me, sono una bufala totale — aggiunge Berlusconi jr — il core business di Sky è la televisione a pagamento. Che interesse avrebbe a farsi male da sola? É invece sensato il progetto di diffondere in chiaro le news per un fatto di immagine».
La convergenza tra pay tv e società telefoniche è decollata lo scorso luglio quando gli spagnoli di Telefonica hanno pagato cifre considerevoli per assicurarsi Digital Plus. A vendere in quell’occasione è stata Mediaset Espana che nell’ambito della stessa transazione è riuscita a far entrare Telefonica in Mediaset Premium con l’11,1%. È stato un modo per fissare un prezzo di riferimento, una valutazione di circa 900 milioni per tutta la società, che però agli addetti ai lavori è apparsa da subito troppo elevata. Con 1,9 milioni di clienti circa, e 650 milioni di ricavi totali, Mediaset Premium cercherà di arrivare nel 2014 al pareggio operativo ma solo grazie a una pulizia di bilancio effettuata nel 2012 su partite infragruppo. E a quel punto i vertici di Mediaset cercheranno di finalizzare l’ingresso di qualche gruppo con le spalle forti, prima di sopportare i costi per i diritti della Champions che nel 2015 peseranno per oltre 200 milioni aggiuntivi. In pista ci sono sia Vivendi che Al Jazeera, ma la tv di proprietà del Qatar si è già raffreddata di fronte alle alte valutazioni. Il gruppo francese, invece, sta per acquisire l’8,3% di Telecom Italia nell’ambito della vendita di Gvt a Telefonica e potrebbe essere interessata a entrare in Premium avendo già Canal Plus.
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