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Pieno di utili per Unicredit e Mediobanca

Pieno di utili e i migliori risultati da dieci anni a questa parte per le banche italiane. Due giorni fa era stata la volta di Intesa, di festeggiare il miglior bilancio del decennio. Ieri Unicredit ha fatto il bis a sua volta con un bilancio record (come utile operativo). Anche Mediobanca, che ha reso noti i risultati del primo semestre fiscale, ha registrato ricavi e redditività migliori di sempre ( utile netto in lieve calo, a 451 milioni, ma senza le poste straordinarie di un anno fa). Lo stesso Creval, ben avviato sulla strada del risanamento dopo la cura da cavallo sugli Npl, ha chiuso il 2018 con un utile di 31,7 milioni.
Il filo rosso, oltre al taglio dei costi e alla gestione efficiente, per quasi tutte le banche è la forte riduzione degli Npl, resa possibile con cessioni senza impatti sul conto economico ( grazie al regime fiscale degli Ifrs9). Altra costante, la forte riduzione delle rettifiche sui crediti: per Unicredit ad esempio gli accantonamenti sono scesi del 10,9% pur registrando un tasso di copertura al secondo posto in Europa e al primo in Italia.
Per la banca guidata da Jean Pierre Mustier il 2018 si è chiuso con un utile netto rettificato di 3,9 miliardi, in crescita del 7,7% rispetto al 2017. Nel solo quarto trimestre l’utile rettificato è aumentato del 19,9% annuo a 840 milioni, superiore alle stime degli analisti.
Un risultato ottenuto nonostante gli accantonamenti per la sanzione Usa relativa all’Iran e sterilizzando due fattori contrapposti: le svalutazioni per la banca turca Yapi, costate 846 milioni nel terzo trimestre ( su cui è stato confermato « sostegno e supporto » ), e i maggiori benefici fiscali legati agli Ifrs9 per 887 milioni nel quarto trimestre. Solida anche la posizione patrimoniale, con un Cet1 fully loaded al 12,07% ( elemento considerato molto positivamente dagli analisti).
La banca distribuirà un dividendo pari al 20% dell’utile ma, ha confermato Mustier, per l’anno in corso la percentuale salirà al 30% e, in prospettiva, crescerà ancora: « Abbiamo sempre detto che puntiamo ad aumentare il più rapidamente possibile il payout al 50%, e per farlo mi baserò sulle previsioni di evoluzione del nostro Cet1 » . Confermati anche i target di crescita per il 2019.
Ma ormai l’anno in corso, sebbene siamo ancora a febbraio, per alcuni aspetti è quasi solo ordinaria amministrazione: l’attenzione è tutta proiettata su dicembre, con il nuovo piano industriale al 2023. Le linee strategiche saranno focalizzate su « una crescita regionale » , è stato spiegato ieri, rimandando al 3 dicembre per i dettagli. Ma senza fusioni e acquisizioni nel breve termine.
Due giorni fa è stata rivoluzionata la prima fila: 8 top manager studieranno il piano e lo realizzeranno. Ma senza il direttore generale, Gianni Papa (come si diceva da tempo); la posizione non verrà sostituita. Nel frattempo Mustier continua ad investire su se stesso: ha acquistato 7,2 milioni di euro tra azioni e obbligazioni della banca.

Vittoria Puledda

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