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Pieno per i Bot, tassi giù. Ma lo spread resta a 466

ROMA — Risultato positivo, ieri, per l’asta dei Bot ad un anno. Il Tesoro ha offerto titoli per 7,5 miliardi, ottenendo una domanda di 11,6 miliardi e spuntando un rendimento del 2,70%, più basso dell’1,28% rispetto al 3,97% del collocamento di metà giugno. La riduzione dei tassi è stata dunque forte anche se bisogna considerare che alla precedente asta si era registrato un aumento nel rendimento dell’1,63% perché in quel giorno si era toccata sul mercato secondario la punta massima degli ultimi mesi. Oggi ci sarà comunque un nuovo test per il governo italiano che offrirà sul mercato i titoli a medio termine, in particolare i Btp fino ad un massimo di 5,25 miliardi. Su di essi dovrebbe essere convogliata anche la domanda destinata all’asta di metà agosto, annullata per non alimentare la speculazione dei periodi estivi soprattutto in considerazione del fatto che gli incassi dell’Imu hanno diminuito le esigenze di finanziamento del mese.
L’esito dell’asta dei Bot, secondo alcuni operatori, è in linea con la buona performance che l’Italia ha fatto registrare in queste ultime due settimane sulla parte breve della curva, dove i tassi sono tornati a scendere, facendo nuovamente diventare più ripida la curva dei rendimenti. Ma non è stato tuttavia in grado di condizionare i mercati se non nell’immediato. Hanno prevalso infatti l’effetto delle vendite di chi ha voluto beneficiare dei guadagni realizzati dopo il recupero dei prezzi seguito alle decisione dell’Ecofin, e il ritorno dei timori per un peggioramento delle previsioni sulla crescita dell’economia europea e anche mondiale. A risentirne sono stati in particolare i titoli italiani e spagnoli, ancora sotto pressione. I rendimenti dei Btp decennali che erano scesi in mattinata sono risaliti al 5,91% facendo ampliare il differenziale con i Bund tedeschi di uguale durata a 466 punti base. I tassi dei Bonos spagnoli sono saliti al 6,58% con un allargamento dello spread a 533 punti. Sulla Spagna, sullo stato di salute delle sue banche e sulla tenuta dei suoi conti pubblici, si sono concentrati i maggiori timori degli investitori che pure penalizzano anche l’Italia. Quanto agli aiuti alle banche iberiche, l’Europa interverrà con 3 miliardi di euro mediante l’Efsf, il Fondo temporaneo salva Stati, ma per l’Italia che interverrà a garantire i prestiti per la sua quota, pari al 19,2% del totale, non ci sarà una ripercussione. Il debito, e quindi le emissioni da collocare sul mercato, non sarà appesantito. Lo ha affermato ieri il neo ministro dell’Economia, Vittorio Grilli. «Sono solo garanzie» e il nuovo debito, pari a circa 6 miliardi, «sarà solo figurativo» ha detto.

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