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Picconata Ue alle mediazioni

 

L’avvocato generale della corte europea smonta la mediazione italiana. Con una conclusione non vincolante, infatti, ha dichiarato che la normativa sulla mediazione preventiva obbligatoria in materia civile e commerciale è incompatibile con il diritto europeo.

Invitato a presentare una soluzione giuridica alla causa C-75/16 riguardante un contratto di apertura di credito in conto corrente presso il Banco Popolare Società Cooperativa contestato dai consumatori Livio Menini e Maria Antonia Rampanelli, l’avvocato generale Henrik Saugmandsgaard Øe ha contestato l’obbligo, nelle controversie insorte tra un professionista e un consumatore, all’assistenza necessaria di un avvocato, stabilito all’articolo 5, comma 1-bis del dlgs 28/2010. Infatti l’articolo 8, lettera b) della direttiva europea 2013/11 prescrive espressamente che gli stati membri devono garantire l’accesso alle procedure extragiudiziarie senza dover ricorrere ad avvocati o consulenti legali.

Inoltre, l’avvocato generale ribadisce che detta direttiva europea sancisce la piena libertà di ciascuna delle parti, o quantomeno del consumatore, di ritirarsi dalla procedura, quando lo desideri e anche per motivi puramente soggettivi, come per esempio la semplice insoddisfazione per le prestazioni o il funzionamento della mediazione. Ben diverso dalle conseguenze sfavorevoli che statuisce l’articolo 8, comma 4-bis del dlgs 28/2010 secondo il quale il giudice, a seguito dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo alla mediazione, condanna la parte al versamento di una somma d’ugual importo del contributo unificato dovuto per il giudizio e può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio.

Saugmandsgaard Øe, rammentando i principi enunciati dalla corte nella sentenza Alassini e altri (datata 18 marzo 2010, cause C-317-320/08) sull’obbligo al ricorso alla conciliazione, ha sostenuto che queste valgano pure nel caso della mediazione. Secondo questi parametri, dunque, la mediazione deve sospendere il corso della prescrizione, essere accessibile non solo per via telematica, non deve prevedere una decisione vincolante o comportare ritardi, spese eccessive e impedire l’ottenimento di misure cautelari urgenti.

Quindi, gli stati membri ben possono imporre una fase preventiva di composizione amichevole con procedure di risoluzione alternativa delle controversie che aiutano a decongestionare i tribunali nazionali ma senza mai pregiudicare il successivo accesso al sistema giudiziario, nel pieno rispetto della carta dei diritti fondamentali dell’Unione.

Eden Uboldi

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