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Piccoli traffici, il Recovery può attendere

Nel bailamme di questi giorni non sono mancate sui giornali le interviste a coloro che furono i protagonisti dell’era democristiana e tutti, da Ciriaco De Mita a Paolo Cirino Pomicino, hanno sottolineato come la classe politica, a quei tempi, arrivasse in parlamento dopo una lunga trafila istituzionale e con curricula di tutto rispetto. Mentre oggi tutto è alquanto approssimativo. Una delle conseguenze è quanto sia ondivago il parlamento.

Poco meno di 150 parlamentari hanno già cambiato gruppo almeno una volta. Dal solo Movimento 5 stelle se ne sono andati una trentina. Una situazione schizofrenica che spiega pure la difficoltà di mettere in campo provvedimenti di grande spessore poiché una politica forte può essere supportata da tecnici di valore, una politica debole in genere porta con sé una struttura tecnica inadeguata.

A luglio il vertice Ue ha siglato l’accordo sul Recovey fund. Da allora se ne è tanto parlato ma né il governo né i suoi tecnici sono ancora riusciti a licenziare un documento compiuto, tanto che ripetutamente dall’Ue (compreso il commissario per gli Affari economici, Paolo Gentiloni) sono arrivati solleciti. Facile prevedere che andrà addirittura peggio con un governo così indebolito.

Per una volta, l’Europa ci dà un’occasione storica per cercare di recuperare talune nefandezze del passato e ricollocare il nostro Paese tra i grandi del Continente. Dovere di chi governa è non sprecare questa occasione e anzi ampliarne le potenzialità (mentre anche l’opposizione è chiamata a riconoscere la svolta europea).

Attenzione quindi a rimediare agli errori fin qui commessi e ben evidenziati da Tommaso Monacelli, docente di Economia alla Bocconi: «La lettura della nuova versione del Recovery plan lascia l’impressione di un documento meramente politico, volto a salvaguardare (forse) equilibri di breve periodo, ma lontano dal formato che, in linea di principio, la Commissione europea pretenderà dai diversi Paesi membri… È vero che rimane tempo fino ad aprile 2021. Ma una volta che il Piano sarà stato approvato, la sua realizzazione sarà piena di condizionalità, sotto le quali il Paese rischia fra pochi anni di rimanere schiacciato».

Mentre ci si trastulla su crisi, nuove maggioranze, elezioni e si dà l’indegno spettacolo del mercanteggiamento, ci si allontana dal principale, decisivo obiettivo di fare uscire il Paese dal binario morto. Bisogna ringraziare di questo enorme errore la politica inconsistente e quindi inconcludente.

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