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Piccole imprese: arriva lo Statuto per farle crescere

di Isidoro Trovato

Come porre la prima pietra di un grattacielo avveniristico. È un ottimo inizio, ma il valore dell’opera dipende anche dalla velocità con cui viene realizzata. Perché ciò che efficiente oggi potrebbe non esserlo più se passa troppo tempo. Lacune da colmare Lo stesso si può dire dello Statuto delle imprese, il primo testo parlamentare che completa un percorso iniziato nel 1970 con lo Statuto dei lavoratori. Il testo è stato da poco approvato all’unanimità alla Camera ma attende la ratifica del Senato e il sigillo di legge che darebbe un segnale forte di attenzione alle problematiche del mondo delle Pmi. «Siamo il Paese con il più alto tasso di imprenditori, ma anche uno di quelli in cui è più difficile fare impresa — fa notare Raffaello Vignali, artefice dell’intero progetto —. La Banca mondiale, nel Rapporto "Doing Business", ci colloca al 78 ° posto, nell’ultimo anno, ci ha superato anche la Cina» . Fenomeno alquanto singolare per un paese che fa delle piccole e medie imprese la colonna vertebrale del sistema economico. «La causa è duplice — spiega Vignali — da una parte, esiste una concezione negativa dell’impresa, per cui si fanno norme su norme improntate alla preoccupazione di costruire regole che prevengano i comportamenti scorretti. Dall’altra parte, si sono sempre fatte norme a misura delle grandi imprese, che sono meno dell’ 1%del totale, e poi si è preteso di applicarle allo stesso modo alle piccole» . Probabilmente è per colmare queste lacune che nasce lo Statuto delle imprese. «Bisogna passare dal sospetto alla fiducia verso chi fa impresa — continua Vignali —. Chi fa impresa costruisce ogni giorno il Pil e l’occupazione del Paese e contribuisce al benessere generale» . E la seconda finalità? «Metterci in linea con la comunicazione europea Small Business Act, che invita gli stati membri a "pensare innanzitutto ai piccoli". L’obiettivo è quello di creare un contesto favorevole alle imprese, in particolare alle Pmi, che è la condizione essenziale per la crescita economica» . Dall’esplosione della crisi uno dei problemi più gravi delle piccole e medie imprese è rappresentato dal ritardo dei pagamenti che strangola il futuro e l’esistenza stessa di molte Pmi. Le norme, contenute nello Statuto delle imprese, assegneranno all’Antitrust nuovi poteri di diffida e di sanzione in merito ai ritardi sui pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni e delle grandi imprese. Lo stesso Catricalà ha dichiarato l’immediata disponibilità a occuparsi del problema: «Si può attribuire all’Antitrust anche questa competenza — ha detto Catricalà — la legge delega infatti il governo ad attivarla. Una grande impresa può non avere eccessivi problemi dalla mancata riscossione di un debito ma per le piccole questo fa sballare i conti, serve una autorità che si occupi immediatamente di questo fatto diffidando subito il moroso una volta scaduto il termine e sanzionandolo subito dopo in caso di mancato pagamento» . Le penalità Proprio la dinamica dei controlli e delle sanzioni sembra essere il nodo più difficile da sciogliere: l’Unione europea ha già emanato una direttiva che impone agli stati membri di disciplinare i cosiddetti «pagamenti sprint» ma, quando anche l’Italia si adeguerà, il compito difficile sarà quello di garantire il rispetto della tempistica soprattutto da parte della pubblica amministrazione. Anche su questo tema il presidente dell’Antitrust ha le idee chiare: «Quando uno tampona l’auto per mancato rispetto della distanza di sicurezza si prende la multa e poi dovrà risarcire il danno. Così se una Pmi non riceve il pagamento dalla pubblica amministrazione o da una grande azienda è giusto che si rivolga al giudice il quale stabilirà il risarcimento e la mora ma nel frattempo è bene che ci sia un’autorità che sanzioni e serva da deterrente» . Catricalà da tempo sostiene anche un tesi in base alla quale i proventi della sanzione potrebbero finire in un fondo destinato a iniziative a favore delle Pmi. «Lo si potrebbe istituire presso il ministero dello Sviluppo economico e destinare i fondi a iniziative per le piccole imprese che soffrono le stesse vessazioni dei consumatori» . Non sono in pochi però a sostenere che l’attuale assetto di pagamenti in ritardo e di eccesso di posizione di vantaggio della pubblica amministrazione sia troppo radicato per poter essere scardinato. «Oggi è troppo facile non pagare — concorda il presidente Antitrust —. Per questo motivo ci tengo che il provvedimento faccia subito il suo iter. Penso che darà grandi risultati al di là delle nostre aspettative» . E sui tempi si gioca gran parte dell’efficacia e della credibilità dell’intera iniziativa.

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