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Piccole aziende hi-tech crescono

di Massimo Sideri

Quando parliamo di Success Stories (in inglese) è facile pensare ai nuovi miliardari, da Mark Zuckerberg ai due fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin, considerati per la verità degli «anziani» nella Silicon Valley. Fatte le dovute proporzioni, quando parliamo di Storie di Successo (in italiano) vengono in mente imprenditori che magari ce l'hanno fatta anche partendo da zero (il più delle volte no) ma che bene che vada sono sessantenni. Ce n'è abbastanza per interrogarsi su cosa manchi ora che l'economia digitale ha quasi azzerato il costo di transazione e ha frantumato il dogma delle economie di scala.
È anche questo l'obiettivo del venture camp di Mind The Bridge, la fondazione di Alberto Onetti e Marco Marinucci, e Corriere.it, che si terrà come ogni anno nella Sala Buzzati del Corriere della Sera a Milano venerdì e sabato: creare un ponte tra la creatività italiana hi-tech e le opportunità della Silicon Valley.
Le 15 migliori idee — risultato di una selezione tra centinaia di progetti — si contenderanno la possibilità di confrontarsi con investitori e venture capitalist proprio in California. Rcs MediaGroup darà inoltre un premio alla start up che presenterà il progetto più interessante nel mondo dei media con la possibilità di passare tre mesi nell'incubatore a San Francisco di Mind The Bridge. La formula, ormai rodata, dimostra che le idee ci sono e che l'ambiente può fare la differenza. Il settore delle start-up in Italia è come un bimbo in culla. Ma può diventare un gigante se aiutato a superare la pubertà.
Solo nel corso del 2011, un anno non certo privo di difficoltà economiche e finanziarie, idee passate da Mind The Bridge hanno ottenuto risultati importanti. Lo scorso settembre Spreaker ha ottenuto un secondo round di finanziamenti da 1,1 milioni di dollari da Iag e ZernikeMeta Ventures. FluidMesh si è fusa con Avrio Rms Group in aprile. Un mese prima Fubles aveva ricevuto 300 mila euro da Elserino Piol, tra i fondatori di Omnitel, una delle maggiori storie di successo in Italia, e Marco Magnocavallo.
«La critica che potrei muovere a Mind The Bridge — racconta Barbara Labate che insieme a Zion Nahum ha fondato risparmiosuper.it, un sito che permette di confrontare e conoscere prima di uscire di casa qual è il supermercato che offre i prodotti che cerchiamo a un prezzo inferiore — è che l'esperienza nella Silicon Valley dura troppo poco. Ma ha cambiato la storia di Risparmiosuper, ci ha formato, ci ha fatto incontrare persone che ci hanno criticato o aiutato. E ci ha messo in contatto con gli investitori. Alla fine di settembre abbiamo ricevuto 400 mila euro. Un piccolo step ma che ci aiuterà a finalizzare il prodotto». La società ha vinto la finale dell'evento lo scorso anno e adesso sta iniziando a muoversi con le proprie gambe. È dura, chiaro. Ma l'idea è entrata nel mercato. «Abbiamo 12 persone che lavorano a tempo pieno, 6 a Milano e 6 in Sicilia. Solo lo scorso agosto avevamo 30 mila utenti. Ora siamo saliti a 120 mila». Quello delle "apps", il nuovo mantra microeconomico il cui cavallo di battaglia è il gioco Angry Birds (partito con 50 mila euro a Espoo in Finlandia ha fatturato 200 milioni e ora sta pensando all'Ipo) può sembrare un passatempo. Ma in realtà è un nuovo campo da gioco internazionale per le imprese. I competitor di Risparmiosuper sono l'inglese Mysupermarket.co.uk e la spagnola Carritus.es. «La più grossa opportunità che mi ha dato Mind The Bridge — riflette Marco Brini che con la sua Minteos, innovativa piattaforma per il monitoraggio ambientale con reti di sensori wireless (WSN Wireless Sensor Network), ha vinto l'altra finale americana della fondazione — è stata di capire che non ero pazzo. Prima del viaggio nella Silicon Valley ero demoralizzato mentre lì ho trovato persone che si sono entusiasmate e ho capito che per la mia azienda c'era un futuro e uno spazio, che forse, mi spiace, ma potrebbe non essere l'Italia. Ora abbiamo ricapitalizzato l'azienda con un finanziamento da 1,5 milioni di dollari grazie a Filippo Recchi, Maurizio Savoli e Giovanni Contri. Abbiamo clienti importanti come Enel e Comune di Roma. Ma ci vuole tempo e denaro per sviluppare un'impresa che ha delle ambizioni mondiali. E le operazioni di venture capital in Italia sono 4 o 5 l'anno, per importi di 2 milioni». Ancora troppo poco.

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