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Picco dei ricorsi in Cassazione

I ricorsi civili e penali in Cassazione hanno raggiunto dei «picchi storici» nel 2014. È quanto emerge dalle relazioni presentate dai consiglieri Franco Ippolito e Giovanni Mammone all’assemblea generale della Corte, che ha preso il via ieri alla presenza del Capo dello stato Sergio Mattarella.

Nel settore penale, il numero di ricorsi iscritti lo scorso anno ha raggiunto il primato di 55.822, il 10,4% in più rispetto al 2000. Al massimo storico, però, anche i procedimenti definiti, che sono stati 53.550 (+11,6% rispetto al 2000), di cui un’alta percentuale (61%) dichiarata inammissibile. La Cassazione, scrive nella sua relazione il consigliere Ippolito, segretario generale della Corte, «si riconferma un’isola di efficienza e tempestività per tempi medi di definizione dei procedimenti», pari a sette mesi, «che ci consente di reggere il confronto con la Corte suprema di paesi confrontabili come il nostro, come la Francia e la Spagna». La produttività individuale dei magistrati è risultata nel 2014 di 477 procedimenti annuali smaltiti, con un incremento del 32% rispetto ai 361 dell’anno 2000. Risultati raggiunti con «prezzi pesanti», scrive Ippolito, segretario generale della Corte, nella sua relazione, pagati da tutti gli addetti al settore penale: nel 2014 il 45% delle udienze penali è terminato dopo le ore 19, il 25% tra le ore 21 e le 23.

La scopertura effettiva degli organici nel penale è più marcata che nel civile (33% nel primo caso, quasi il 20% nel secondo). Pesante anche la scopertura di organico del personale amministrativo, oggi al 20,43%.

Nel settore civile, invece, i ricorsi iscritti a ruolo nel 1999 furono 23.898, mentre nel 2014 sono stati 30.303 (+26,80%). Ben più consistente, rileva il consigliere Mammone nella sua relazione, il parallelo incremento del numero di procedimenti definiti, passati da 18.575 nel 1999 a 28.198 nel 2014 (+51,80%). Il governo tenta comunque di porre rimedio al quadro delineato ieri. In tutto saranno oltre 3.200 i nuovi addetti per risolvere il «grave, annoso problema delle carenze di organico del personale amministrativo» negli uffici giudiziari, ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso del suo intervento all’Assemblea generale. «Per decisione assunta dal Consiglio dei ministri appena tre giorni fa», è stato dato il via al «reclutamento di altre 2 mila unità, provenienti dalle province», ha spiegato il guardasigilli sottolineando che si aggiungono alle «oltre 200 nuove assunzioni, realizzate ricorrendo alle graduatorie di concorsi di altre pubbliche amministrazioni» e al «bando di mobilità per 1.031 unità già in avanzata fase di attuazione». Tutto questo «consentirà di tamponare le falle più gravi, assegnando nuove, urgenti risorse innanzitutto al cuore del sistema rappresentato dalla Corte di cassazione», ha detto ancora Orlando. Da parte sua il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini ha voluto ricordare il lavoro di «esteso ricambio dei vertici» degli uffici giudiziari, per cui il Csm ha conferito a oggi 117 incarichi direttivi e semidirettivi oltre a 28 proposte già votate in Commissione pronte per il Plenum.

In particolare, per l’organico in Cassazione, Legnini ha spiegato che «a oggi residuano 58 posti vacanti in totale, di cui 33 saranno assegnati entro la fine di luglio»: entro la stessa data il Csm farà fronte con il conferimento di dieci posti all vacanza i 13 sostituti Pg. Per quanto concerne gli incarichi direttivi alla Suprema Corte, il vicepresidente del Csm ha evidenziato che «sono pendenti procedimenti per 15 posti di presidente di sezione, di cui 11 saranno coperti in tempi brevi, oltre alla vacanza di due opposti di avvocato generale, di cui uno di prossimo conferimento e di quello di procuratore generale aggiunto. Entro il 30 giugno», ha concluso Legnini, «saranno pubblicati altri 25 direttivi». Il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, ha invece sottolineato la «piena disponibilità dell’Avvocatura a una collaborazione fattiva per spezzare l’assedio dei fascicoli riguardanti sia il settore civile che quello penale. Come avvocati riteniamo che un giudice che opera senza affanno sia la migliore garanzia per i cittadini e per la stessa avvocatura».

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