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Picasso, un grande trascinatore

Picasso e gli altri dopo di lui. A distanza di sette anni dalla mostra «Picasso e i maestri» Parigi tributa al genio spagnolo dell’arte contemporanea, morto in Francia nel 1973, l’esposizione «Picasso.mania» al Grand Palais. L’obiettivo è dimostrare quanto questo maestro del XX secolo abbia influenzato gli artisti della sua epoca e di quella seguente.

Un’impresa epica attraversare la storia dell’arte contemporanea mettendo insieme opere di artisti i più diversi e di differenti generazioni tenute insieme da un unico filo conduttore: l’influenza di Picasso. La sfida era come avvicinare «Le demoiselles d’Avignon», studi e copie non la tela iconica rimasta al Moma di New York, e i ritratti di Dora Maar, i disegni pop di Warhol, l’ultimo Picasso e gli autoritratti melanconicamente trash di Martin Kippenberger? Un mosaico di artisti e opere. Questo il tema. Le correnti dell’arte contemporanea del XX secolo dopo Picasso sono molteplici e diverse in concetto e forma a seconda dei vari paesi, delle generazioni e delle personalità. Il risultato poteva essere una cacofonia visiva e indigesta. Un rischio che si poteva correre già nella prima sala dell’esposizione intitolata «Saluto all’artista!» che propone la scultura sovradimensionata di Picasso con la maglia da marinaio realizzata da Maurizio Cattelan sistemata davanti al grigiore funerario di Yan Pei-Ming e il lavoro osceno di Paul McCarthy, «Dick Eye».

Una questione di corrispondenze e di un giusto dosaggio: su 300 opere presentate qualcosa come 120 Picasso con il loro peso museale danno ritmo all’esplorazione di un secolo d’arte. È grazie al lavoro dei tre curatori della mostra, Didier Ottinger, direttore del museo nazionale d’arte moderna, Diana Widmaier Picasso storica dell’arte e nipote del maestro ed Emilie Bouvard giovane curatrice del museo Picasso, se l’esposizione parigina ha una propria coerenza intellettuale. Inoltre, l’accostamento dei Picasso lascia intatto l’incanto per le opere del maestro.

Attraversando con passo svelto le 15 sale del Grand Palais si è colpiti dall’energia di questo omaggio planetario, ma se si rallenta l’andare e si ammirano le singole opere degli artisti coinvolti nell’esposizione, tra i quali anche Jasper Johns con le sue quattro tavole, «Seasons» raramente visibili insieme, che il fondatore dell’arte pop americana realizzò nel 1985 come omaggio a «L’Ombre» del 1954, allora si comprende bene come e quanto gli artisti in mostra siano stati affascinati dal lavoro di Picasso nei suoi momenti, il «periodo blu», quello cubista fino a quello politico, quanto ne siano rimasti intrigati e quanto tutto questo li abbia influenzati riflettendosi nelle loro opere.

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