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Piazza degli Affari può decollare spinta dalle banche

Il comparto dei titoli finanziari – sostanzialmente banche e assicurazioni – è il più “pesante” nella Borsa di Milano e rappresenta quasi un terzo della capitalizzazione complessiva. Il loro portafoglio, infarcito di titoli di Stato dell’area euro, è estremamente sensibile alle notizie – buone e cattive – che vengono dalle economie continentali. Per questo uno sguardo alle prospettive macro europee consente di prevedere, in buona approssimazione, anche come andrà il listino italiano.
Gli ultimi avvenimenti – dall’impegno della Bce nella difesa dell’euro fino al via libera della Corte costituzionale tedesca all’Esm (il fondo salva-Stati) fino al terzo Quantitative easing della Fed – sono tutti favorevoli al rilancio dell’investimento nelle azioni italiane. E questo lo si è già visto nell’ultimo mese, con la forte sovraperformance del Ftse Mib rispetto all’EuroStoxx 50.
«La liquidità sta tornando verso le banche – spiega Maurizio Vicini, responsabile della ricerca a Websim – e ogni debolezza rappresenta un’occasione per l’acquisto. L'”effetto Draghi” si fa sentire, anche se la Bce non ha ancora comprato un titolo, e gli speculatori si stanno ritirando dall’Europa, perché non c’è più l’idea che il nostro continente sia destinato a fallire in tempi rapidi».
Ma quali sono gli istituti di credito più interessanti, per chi volesse azzardare una scelta? Gli interventi annunciati della Bce e il via libera della Corte costituzionale tedesca consentiranno una rivalutazione dei titoli di Stato dell’Europa periferica e, quindi, un sospiro di sollievo per le banche più esposte verso questa asset class? «Valutando il portafoglio di bond governativi in relazione alla capitalizzazione di Borsa – risponde Vicini –, la posizione più prudente è quella di UniCredit (2,2 volte la market cap che è pari a 18,8 miliardi). All’estremo opposto c’è Mps con un rapporto di 8,4, Ubi è al 7,2, Banco Popolare al 5,7. La media è 4,7».
Gli analisti di Barclays sottolineano come le nostre banche abbiano alcune specifiche sfide davanti a loro, per esempio quelle relative alla raccolta, alla qualità del credito e all’inadeguata redditività e come – in molti casi – non stiano facendo abbastanza per affrontarle.
Per questo gli analisti della casa inglese hanno ridotto l’esposizione – da neutrale a sottopeso – verso Intesa Sanpaolo e Monte Paschi, con un target a 1,10 e 0,18 euro rispettivamente. Neutralità confermata invece per UniCredit. Mentre al contrario, sempre secondo l’ufficio studi di Barclays, decisamente interessante è Ubi Banca, con un target price a 3,6 euro (una plusvalenza attorno al 20% dai valori correnti) e un deciso overweight di portafoglio.
Comunque gli istituti creditizi italiani mostrano una volatilità media superiore rispetto ai concorrenti europei, in dipendenza delle news provenienti dal fronte della crisi europea. E questo movimento probabilmente continuerà.

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